tabacchi fc, ovvero tabacchi football club, ovvero tabacchi fancazzisti, ovvero un blog creato da quelli che si ritrovano la sera a giocare a calcetto nel parco tabacchi, quello spicchio di verde fra via tabacchi (appunto) e via giambologna, a Milano. Ovvero un contenitore per metterci tutto quello che ci passa per la testa...

giovedì, gennaio 19, 2017



breve aggiornamento sul fronte cinematografico: sono molto felice di comunicarvi che questo sabato il cortometraggio bici@milano (anzi fahrrad@mailand, nella sua versione con sottotitoli nel severo idioma teutonico) sarà presentato, insieme ad un corto d'animazione belga e a tre corti sperimentali tedeschi, nella sala di kaleidoskop, la più prestigiosa associazione cinematografica di aachen, nell'ambito di una mini rassegna intitolata "il futuro del cinema", e dedicata al venticinquennale dell'associazione.
sarà dunque una proiezione pubblica, e con proiezione pubblica intendo davanti ad un vero pubblico, cioè perfetti sconosciuti e appassionati di cinema, e non solo amici e conoscenti che si sottopongono alla visione più per affetto nei nostri confronti che per reale interesse. insomma persone disposte a sborsare addirittura cinque euro per accaparrarsi un posto in sala e avere la possibilità di ammirare il nostro lavoro, che il programma della manifestazione definisce, con lodevole sforzo eufemistico, "ciclofilosofia poetica" (che suona sicuramente meglio di "tre brutti ceffi che pedalano blaterando frasi contorte sul loro mezzo di locomozione preferito").
non so che dire, mi sembra una cosa decisamente incredibile, e se me l'avessero raccontato lo scorso settembre, quando vi scrissi il post per riferirvi di essere entrato in contatto con questa associazione, non ci avrei sicuramente creduto. certo, se il futuro del cinema siamo noi, come mi è stato fatto notare, si può dire che il cinema sia messo decisamente male, ma non mi soffermerei troppo su questa considerazione: il tappeto rosso è srotolato, e siete tutti invitati a questa prima tedesca! f

csxqp: paolo conte - "lo zio"

domenica, dicembre 18, 2016



due espressi macchiati, due caffè normali.
dopo il gelato, il caffè. non è la fine del menu turistico al ristorante dietro l'angolo, ma la successione dei capitoli della mia indubbiamente poco decifrabile vita professionale: da qualche mese (e purtroppo ancora per poco) sto lavorando in uno dei miei negozi preferiti di aachen, una via di mezzo perfettamente riuscita fra una bottega di commercio equo e solidale e una torrefazione, situata all'ombra del duomo (beh si, ogni tanto anche qui c'è il sole).
un caffè normale, un milchkaffee e una cioccolata calda.
ho iniziato facendo il commesso e gestendo la merce in entrata nel piccolo magazzino, circondato da oggetti provenienti dai più disparati e remoti angoli dell'orbe terraqueo. poi, dopo un breve addestramento, mi sono ritrovato a fare, praticamente a tempo pieno, il barista: ho imparato a destreggiarmi fra un latte macchiato e un cafè au lait, e acquisito la maestria necessaria a preparare un perfetto cappuccino, non solo da un punto di vista tecnico (montare il latte e creare una schiuma adatta è cosa meno banale di quanto si pensi) ma anche da un punto di vista estetico, affrontando i primi rudimenti di quella che si chiama latte art (ovvero l'arte di dipingere con il latte montato figure e arabeschi sulla tela bruna di un caffè). il cuore qualche volta mi riesce bene ma i miei tentativi di disegnare una foglia di solito finiscono miseramente in improbabili pollock in bianco e marrone.
due tè, un latte macchiato, un espresso doppio.
sembra niente, ma riuscire a trovare un buon espresso da queste parti non è impresa da poco. ho scoperto che i tedeschi fanno il caffè in quattro o cinque modi diversi, tutti però ugualmente acquosi e tremendi (non solo hanno macchine con vari tipi di filtri, ma ci sono perfino quelli che versano semplicemente, orrore orrore, l'acqua calda sopra il caffè): perfino il migliore caffè tedesco è veramente imbevibile ed è di gran lunga peggiore del peggiore espresso che si può bere in italia. per fortuna nel negozio dove lavoro si fa uno dei migliori espressi che mi sia mai capitato di gustare, non solo in germania, e sto approfittando della possibilità di berne a volontà durante le ore di turno. (dico espresso perché se ordinate un caffè qui vi portano la loro brodaglia, siete avvertiti).
un café au lait, una trinkschokolade, un espresso macchiato.
il gruppo di lavoro in cui mi sono inserito è davvero affiatato, e sono stato accolto veramente a braccia aperte. la necessità di interagire tutti i giorni con persone madrelingua ha migliorato notevolmente il mio tedesco, e grazie al cielo non solo i colleghi ma anche i clienti possiedono la giusta dose di spirito e una pazienza che avrebbe fatto invidia a gandhi di fronte alle mie perduranti insicurezze linguistiche.
devo quindi dire che questo lavoro, così avvolto dal profumo inebriante del caffè appena macinato, mi diverte molto. al di là dell'idea già di per sé entusiasmante di aver imparato una cosa che non sapevo fare, ho trovato molto affascinante la possibilità di approfondire tutte le sfaccettature e le fasi di produzione di un prodotto così importante (e per molti versi così fondamentale per la nostra cultura di italiani: è davvero strano aver scoperto tutto questo in germania), dall'aprire un sacco di iuta pieno di caffè verde al conoscere le impostazioni di torrefazione di una macchina tostatrice, dallo scegliere il livello di macinatura adatto ad ogni tipo di caffè al saper distinguere le differenze di aroma e composizione fra i chicchi etiopi e quelli boliviani, o fra quelli della tanzania e quelli dell'ecuador.
tre espressi di cui uno macchiato, due latte macchiato di cui uno con latte di soia e uno con espresso doppio, due tè e quattro caffè normali (aiuto!).
ho scoperto che dietro ad un caffè, come del resto dietro ad un gelato, se fatto bene, ci sono scienza, passione e arte. c'è veramente un mondo, vasto e complesso, dove anche i parametri apparentemente più insignificanti non vengono lasciati al caso, e dove ogni dettaglio (la scelta del latte per esempio, o la forma della tazzina, o persino la qualità del pressino) concorre a rendere il più possibile piacevole il momento del consumo, che a volte è semplice e puro relax, a volte opportunità di ricarica, a volte occasione di socialità. la verità è che il caffè, come il gelato, mi sembra qualcosa di vivo, perché è una piccola grande gioia quotidiana, e perché vive sono le persone che lo producono, lo preparano e lo consumano: essere una parte di questo processo mi piace, ed è uno dei motivi per cui mi trovo maggiormente a mio agio in questo tipo di lavori rispetto ad altri.
un espresso.
ecco, forse la mia storia professionale resterà per sempre qualcosa di estremamente indecifrabile, ondivaga e senza una qualsiasi parvenza di direzione. ma la piccola meraviglia di potermi cimentare con cose nuove e inaspettate e di trovarmi a contatto con le persone è qualcosa che a suo modo trovo estremamente stimolante e gratificante. f

csxqp: bob dylan - "one more cup of coffee (valley below)"

sabato, dicembre 03, 2016



qualcuno voterà no perché renzi gli sta sul cazzo.
qualcuno voterà no anche se ha paura di ciò che verrà dopo renzi, perché al peggio non c'è mai limite.
qualcuno voterà no perché i partigiani, la cigl, i costituzionalisti.
qualcuno voterà no nonostante la lega, forza italia, il movimento cinque stelle.
qualcuno voterà no perché gli hanno mozzato la mano sinistra.
qualcuno voterà no perché due camere sono più difficili da tenere sotto controllo.
qualcuno voterà no perché l'italia è una repubblica fondata sulle cose che non funzionano, o che funzionano male.
qualcuno voterà no perché ha colto l'ironia di un parlamento votato con una legge elettorale incostituzionale.
qualcuno voterà no perché non si fida dei cambiamenti.
qualcuno voterà no perché non è il momento giusto.
qualcuno voterà no perché gli piaceva solo il venti per cento della riforma.
qualcuno voterà no perché aveva già votato no dieci anni fa.
qualcuno voterà no perché se il bicameralismo è già perfetto che bisogno c'è di cambiarlo?
qualcuno voterà no per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
qualcuno voterà no perché non ha capito cosa sia il cnel ma di questi tempi è meglio non buttare via niente.
qualcuno voterà no perché gli hanno detto che chi è contro vota sempre no.
qualcuno voterà no perché tanto i soldi risparmiati se li intascherebbero comunque in qualche altro modo.
qualcuno voterà no perché c'è già stata la brexit, e trump, e il mondo ha già fatto abbastanza scelte sbagliate.
qualcuno voterà no perché la costituzione è probabilmente l'unica cosa che ci ha lasciato la politica di cui andare veramente orgogliosi.

in quanto cittadino che si trova all'estero ho già votato da qualche settimana per il referendum costituzionale di domani. ho votato no, per alcuni dei motivi elencati scherzosamente sopra, cercando di riflettere il più possibile a fondo sulla mia scelta.
ma in quanto cittadino che si trova all'estero, cioè in quanto uno che vede le cose che succedono in italia comunque sia da lontano, nel bene e nel male, ho avuto la percezione che un referendum con un tema così importante sia stato svilito e trascinato nel solito pantano, complice un periodo quantomai fumoso, confuso e contraddittorio per la politica italiana: invece di essere l'occasione di una riflessione davvero seria sull'assetto della nostra repubblica questo referendum è stato solo l'ennesimo pretesto dei partiti per racimolare consensi e trarre vantaggio da eventuali modifiche dei rapporti di forza.
certo, l'ipotesi del volo è ora più che mai fuori questione, nel pantano i gabbiani annaspano con le ali ricoperte di fango. ma mi chiedo spesso se mai arriverà un momento in cui la politica, (compresi noi cittadini, che la osserviamo dall'altra parte dello specchio) smetterà per lo meno di attraversare ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana. f

csxqp: giorgio gaber - "qualcuno era comunista"

mercoledì, novembre 23, 2016


Per tanti anni il ping pong è stato il terreno di sfide infuocate, di epici duelli, di incontri infiniti e sfiancanti. Era sempre il momento buono per una partitella, e ovunque si andasse un confronto era sempre auspicato (se non imprescindibile parte del viaggio, o della serata, e inquinato tale caparbiamente cercato). Tuttavia nulla è destinato a durare in eterno. Nonostante continui ad amarlo profondamente, e speri di incrociare nuovamente le racchette con quel fetente di f, e con chiunque abbia l'ardore di affrontarmi, all'orizzonte ha fatto la sua comparsa una novità: il calcetto o calcio balilla.

Un po' per cause di forza maggiore (vedi assenza di f e scomparsa di jj), un po' per motivi contingenti (leggi oltre), mi sono appassionato a quest’attività d'altri tempi, che in gioventù non avevo mai veramente apprezzato, e che invece ora mi rivela la sua grandiosa bellezza. Non è stato amore a prima vista, ma un lento innamoramento, la cui storia ha attraversato gli anni e le città, passando da Riga a Carpaneto, per giungere alla casa di Fau, alle centomila lacrime, e oltre, facendo una fermata anche in piazza Gae Aulenti. Ma tutto questo non sarebbe comunque bastato, per appassionarmi, c'è voluto un evento dirompente: il suo arrivo in ufficio.
E' stato un ingresso trionfale, ma anche il punto di non ritorno, l'inizio della fine. L'inizio perché avendolo sempre lì a disposizione ci ho preso gusto, anche troppo. La fine perché ne sono diventato un indiavolato cultore, e il giocare è diventato parte integrante di ogni giornata, lavorativa e non. La pausa mattutina si è trasformata nell'opportunità per una partitella, secca, senza appello, ai "cinque", uno contro uno, con il mio inseparabile collega. Ma il momento clou è diventato il pomeriggio, con la sfida allargata ad altre persone, reparti, aziende, perché se c'è una cosa bella nel gioco è proprio quella di allearsi con qualcuno, contro qualcun altro. Abbiamo vagliato le possibilità, testato vari contendenti, e dopo tanto giocare abbiamo infine trovato le nostre degne avversarie, due fulminate come noi, che non si prendono troppo sul serio, e che nel disappunto generale hanno raccolto la sfida. Così quando s’inizia a dire buona sera, e le lancette raggiungono le diciassette, è il momento di rimboccarsi le maniche, incrociare gli sguardi, e iniziare le danze.
A briglia sciolta ci siamo abbandonati, giorno dopo giorno, spavaldi, e un po' chiassosi, senza risparmiarci, spesso esagerando, fino all'inevitabile epilogo, il richiamo verbale delle risorse umane. Abbiamo fatto penitenza, ci siamo dati una regolata, cospargendoci il capo di cenere, ma resistiamo, indomiti e sfrontati. Si, perché il biliardino è anche questo, caos e grida, rivalità e gioia, spacconeria e risate. Ha fatto emergere la mia vena guascona, giocherellona, sbruffona. E così mi trasformo in Mrs Hyde, nell'ultrà della curva, in un’entità indomabile, che ad ogni partita prende il sopravvento, sopraffandomi. Niente più freni, inibizioni, remore. Niente sconti, galanterie o false modestie. Si gioca al massimo, per vincere, possibilmente in modo schiacciante, senza appello.

Una pallina, quattro file di omini. Una mano sul portiere, e l'altra libera di spaziare, seguendo l'azione, stando attenti a tenere un corridoio aperto verso la porta avversaria, in modo che la difesa e il centrocampo possano avere strada libera, per segnare. Questo è il mio gioco, siete avvisati, vi aspetto. y

clxqp: joe r. lansdale - "paradise sky"

venerdì, novembre 04, 2016



data: 04 novembre 2016 17.00.24 GMT+01.00
da: effe@tabacchifc.altervista.org
a: tersy99@musedellearti.gr
oggetto: richiesta di perdono

gentile signorina tersicore,
le scrivo la presente missiva spinto dall'impellente e improrogabile bisogno di porgerle le mie doverose scuse, giacché, pur consapevolmente privo dei benché minimi requisiti di grazia e leggiadria, ho avuto recentemente la tracotante velleitarietà di iscrivermi, insieme alla mia sventurata compagna di avventure, ad un corso di ballo.
è pertanto con profondo rammarico che le comunico che la danza che verrà contaminata dalla mia pressoché assoluta mancanza di eleganza e dai miei pachidermici movimenti è il forró, ballo di rara sensualità proveniente dal nord est del brasile, tanto poco celebre quanto estremamente allegro e vitale.
ecco, a mia parziale discolpa posso affermare che, pur affliggendolo con la goffaggine delle mie membra e l'impacciata disarmonia dei miei passi plantigradi, trovo questo ballo estremamente divertente, non solo per la possibilità di abbrancare in presa femmine voluttuose e callipigie, guidandone i movimenti e volteggi, ma anche per la suggestiva coreografia dei passi che lo compongono, nei quali la coppia si chiude in abbracci stretti e passionali prima di aprirsi nell'armonioso turbinio delle giravolte, alternando gli uni alle altre a seconda del ritmo e del proprio affiatamento.
mi rivolgo dunque a lei, chiedendole non solo di perdonare l'imperdonabile, invocando a tal scopo la sua indulgenza e la sua benedizione, ma anche di ispirare il mio pressoché inesistente talento in questo nuovo cimento, che, come del resto tanti altri, è a me così poco congeniale.
consapevole dell'enormità della richiesta la ringrazio in anticipo, porgendo a lei e alle sue sorelle i miei più distinti saluti. f

csxqp: luso baião - "cheira bem"

lunedì, ottobre 31, 2016

 

[G] si son presi tutto senza fare ru[C]more
[G] il palmo, il dorso, le nocche, le [D] dita
[G] nemmeno il tempo di avere do[C]lore
[G] mi son girato un attimo [D] ed era [C] spa[G]rita
[G] [C] [G]

è balenata nel buio una mannaia d'argento
fischiando più forte di vento e bufera
resta un'assenza che mi lascia sgomento
il silenzio di un vuoto che prima non c'era

pochi capiscono il mio turbamento
quest'ansia sottile che non mi da pace
perché purtroppo è vero che da troppo tempo
di farsi pugno non era capace

ma conservava il senso di una carezza
ed era pur sempre la più vicina al cuore
l'alternativa mi mette tristezza
questa protesi mi sembra un danno peggiore

ed è una tristezza che non si consola
che anzi si tramuta in disperazione
perché ora quell'altra può far tutto da sola
e si lima le unghie con soddisfazione

al posto dei calli ora ho solo paure
perché non so quale sarà il mio destino
ma piuttosto che andare dal manicure
mi tengo stretto il mio moncherino

giocavano forse lo stesso gioco da villani
e indossavano entrambe lo stesso guanto
ma preferisco un'illusione che tenga vivo il domani
alla rassegnazione del vostro disincanto

quindi anche se il sangue denso che schizza
è l'unica cosa rossa che resta
mi hanno mozzato la mano sinistra
ma non possono mozzare la mia protesta.

volevo pubblicare questa piccola canzone inutile lasciandola così senza alcun commento, perché mi sembrava non ci fosse molto altro da aggiungere. poi qualche giorno fa un amico curdo mi ha invitato ad una serata dedicata al suo bistrattato popolo, fra cibo, musica, strumenti e balli tradizionali, e ad un certo punto il gruppo sul palco ha cominciato a suonare una canzone con una melodia che mi era familiare, e che tutti, nessuno escluso, hanno cominciato a cantare: era bella ciao, con testo in curdo e ritornello in italiano.
mi sembra davvero incredibile e straordinario che una canzone della resistenza italiana, dopo più di settant'anni, sia ancora lì, con immutata vitalità, ad ispirare altre resistenze, per giunta di culture così lontane, e credo che questo episodio abbia in qualche modo un legame con il significato della mia piccola canzone inutile. f

csxqp: zara band - "bella ciao"

martedì, settembre 13, 2016



piccolo post di servizio per dirvi che qualche giorno fa sono stato qui ad aachen ad una piccola rassegna cinematografica dedicata a film sulla bicicletta: è una manifestazione che avevo già notato l'anno scorso, ma solo quest'anno ho scoperto che in realtà è un appuntamento fisso che si tiene ogni secondo weekend di settembre. la rassegna è stata molto interessante, fra le altre cose c'erano un interessante cortometraggio sulla vita che ruota intorno ad una ciclofficina di amsterdam e un bel documentario sulle vicende di un gruppo di ciclocorrieri di losanna, entrambi presentati in lingua originale con i sottotitoli. mi è venuto in mente che il nostro corto non avrebbe del tutto sfigurato: sicuramente dal punto di vista della qualità tecnica la differenza sarebbe evidente, ma un punto di vista strettamente poetico-espressivo sicuramente no. la faccio breve: ho avuto la faccia tosta di presentarmi a quelli che hanno organizzato l'evento dicendo che sono un appassionato delle due ruote e che insieme a due cari amici ho girato anche io un corto sulla bicicletta, e che mi sarebbe piaciuto sottoporglielo in vista della rassegna del prossimo anno. mi hanno preso inaspettatamente molto sul serio, e mi hanno ribadito più volte di essere molto interessati a scoprire nuovi autori (al che non ho potuto fare a meno di schernirmi: autori, che parolone, non esageriamo). fatto sta che, nonostante abbia cercato di spiegare quanto la nostra opera fosse principalmente permeata di divertimento e dilettantismo, hanno voluto il mio indirizzo mail e chissà, forse mi contatteranno per una delle loro prossime iniziative. ecco, sarebbe bello, sognare non costa nulla, e nel dubbio ho già iniziato a scrivere i sottotitoli! f

csxqp: alessio lega - "inno anarcociclista"