tabacchi fc, ovvero tabacchi football club, ovvero tabacchi fancazzisti, ovvero un blog creato da quelli che si ritrovano la sera a giocare a calcetto nel parco tabacchi, quello spicchio di verde fra via tabacchi (appunto) e via giambologna, a Milano. Ovvero un contenitore per metterci tutto quello che ci passa per la testa...

domenica, gennaio 18, 2015



ho rivisto l'altro giorno la nostra ultima fatica cinematografica, una nostalgica elegia delle due ruote come ultimo baluardo di poesia all'interno dell'asettico e frenetico contesto metropolitano, e devo ammettere che, a mente fredda e a distanza di qualche tempo dalla sua produzione, mi è piaciuta, e mi è sembrata un'opera tutto sommato riuscita. certo, i suoi limiti sono evidenti: la voce narrante è ad esempio francamente imbarazzante, e ha nella mancanza di espressività e nella scarsa qualità di registrazione i suoi principali, e non certo unici, difetti. la musica, sebbene abbia ricevuto generosi apprezzamenti, altro non è che una estenuante successione di accordi di do e sol di durata assolutamente casuale, strimpellati sgraziatamente e alla meno peggio, e ha sicuramente ampi margini di miglioramento. sarebbe inoltre troppo facile parlare male degli attori, perciò eviterò di infierire, e alcune scene andrebbero sicuramente rifatte (ci sono un paio di soggettive che fanno venire il mal di mare, e la scena a petto nudo sotto il sole avrebbe bisogno, per essere vagamente credibile, di un petto nudo e di un po' di sole). l'incedere complessivo è infine sicuramente troppo lento e malinconico per coinvolgere e appassionare qualcuno che non lo stia guardando solo perché ci vuole bene.
nonostante tutte queste evidenti carenze però, in un modo tutto suo, questo cortometraggio mi pare qualcosa di bello. sarà che ormai ci sono affezionato. sarà che il dolce ricordo delle giornate di ripresa, così piene di risate, inconvenienti e spunti creativi, è ancora molto forte e mi fa venire ogni volta il buon umore. sarà che è stata la prima volta che le parole scritte per questo blog decidono di uscirne, per ispirare, dare vita e trasformarsi in qualcos'altro. sarà forse per tutto questo ma mi pare che il nostro corto funzioni: che riesca cioè a comunicare qualcosa di non banale  sul nostro mezzo di trasporto preferito, e che parole e immagini riescano a esprimere, nel complesso, davvero qualcosa di noi.
sarà perciò sicuramente giusto e doveroso, ovviamente nell'ambito dei nostri tempi più che biblici, riscriverlo, tagliarlo, aggiustarlo, velocizzarlo, rimontarlo e renderlo per quanto possibile più appetibile e più vivace, con l'idea di spingerlo un giorno fuori dal nido e magari mandarlo al prestigioso bike film festival. però, nell'attesa di questi annunciati cambiamenti, probabilmente non mi stancherò mai di rivedere questa prima versione. f

csxqp: bruce springsteen - "frankie fell in love"

venerdì, dicembre 12, 2014



da queste parti l'estrema imprevedibilità del tempo a volte è quasi insostenibile, stelle limpide come solo nei deserti o nei fumetti, pulviscoli umidicci, inaspettati squarci d'azzurro, nuvole in fuga da chissà che cosa, cieli impressionisti, improvvise piogge subdole, il sole delle nove di mattina che sembra già tramontare: non sai mai cosa ti aspetta ed è un bel modo di vivere. è un periodo di quelli che non riesco a scrivere, forse nemmeno a pensare, incipit sparsi di post che non vedranno mai la luce si affastellano con disordinato vigore, mesi di cose, ansie e novità che vorticano troppo veloci per poterle tradurre in parole, figuriamoci in frasi contorte e affannate che incespicano su troppe virgole superflue, (alla fine credo io, che ciò, che vivendo sto, affascinante è), ho le tasche piene di verbi che alla fine, suppongo, mi torneranno utili, e mi accontento come al solito di pochi concetti inconcludenti, come questo post: è tutto rapido, e intenso e colorato, nuove persone e sensazioni, come nei sogni, che quando ci si sveglia non si riesce davvero mai a metterli in ordine. la vita da studente parecchio fuori corso è strana, mi chiamano secchione e non era mai successo, mi sveglio presto, bevo la nostalgia in piccoli sorsi scuri, l'alba fa l'appello e i miei difetti rispondono sempre presente, non bigiano mai quegli stronzi. e ce ne andiamo in una città a mille chilometri, veniamo tutti da climi bellissimi ed economie disastrate, come se ci fosse un nesso, quando si vive all'estero ci si accorge ben presto che l'estero è solo una condizione mentale, cadono i muri, cambiano le certezze, e non si capisce mai se ha più coraggio chi parte o chi resta. odio ancora il natale, santissima festa della coca cola, abeti morti e sana misantropia, un altro cordiale fanculo, come in quella vecchia canzone. spero che alcune tristezze siano biodegradabili, e non restino sospese fra lo spiegare e il capire, faccio la raccolta differenziata delle lacrime, separo quelle inutili da quelle sprecate, da quelle altamente inquinanti, e spero di riuscire a buttarle via, un giorno. 
non mi resta che tenere aperta la finestra, spalancata, e respirare forte fino a farmi sanguinare il naso. f

csxqp: i folkabbestia - "la fuga in fa"

domenica, novembre 02, 2014


Sono sempre stato affascinato dal mondo militare, da quell'aurea di gloria e onore, fierezza e valore, coraggio e audacia, integrità altruismo ordine rettitudine sacrificio spirito di corpo...
e adesso mi chiedo il perché, perché credo in questa idea romantica, in questo falso mito, in questa terribile idiozia, e perché ho sempre accettato questo sentimento senza pormi domande, quelle domande che invece ora incomincio a farmi. La verità è che provo delle emozioni contrastanti, e riflettendoci le contraddizioni fra ciò che penso ciò che sento ciò che immagino e la realtà non possono che essere innumerevoli ed evidenti.

Recentemente ho visto alcuni documentari sulla seconda guerra mondiale, sul colonialismo, sull’Afghanistan, sui regimi totalitari, e mi sono dovuto ricredere su molte cose, non ultimo l'utilità della guerra.
Penso che ciò che spinge i politici a porre un popolo in conflitto è sempre un interesse. Penso che questo non è accettabile per una cultura, come la nostra, che si vanta di essere democratica e liberale. Penso che l’interesse particolare non può essere una valida ragione per imbracciare un'arma. Penso che non si può uccidere o morire per convenienza. Così, visto che questa convinzione sembra sia generalmente condivisa dall'opinione pubblica, si è incominciato a parlare d’interventi umanitari, di esportare la democrazia, di operazioni di pacificazione, di rendere la libertà agli oppressi… per quanto possa credere a questi nobili ideali mi appare chiaro che comunque si continua a interviene solo là dove c'è un tornaconto e inoltre, alla luce delle recenti esperienze, è evidente l'inutilità di azioni in contesti nazionali dove il popolo, in "favore" del quale si decide di operare, non è pronto a ricevere conservare difendere questi valori. Aggiungerei inoltre che quando i tempi sono maturi il cambiamento avviene senza che sia necessario un intervento esterno. Questo perché ci deve essere innanzitutto una forte consapevolezza/presa di coscienza, una volontà di rottura che deve partire dall’interno, dalle persone, e quindi prescinde da ogni qualsivoglia azione di terze parti.


Ma a parte queste valutazioni, ciò che mi ha spinto a scrivere, che mi ha colpito nel profondo, facendomi riflettere, titubare nelle mie convinzioni, sono le testimonianze dei reduci… sentendoli, vedendo i loro volti, ascoltandone le parole, ho compreso la verità, quello che si nasconde dietro tante mistificazioni, ciò che i film e i giornali non dicono. Non c’è onore, non c’è fierezza eroismo dignità gloria nobiltà audacia munificenza decoro altruismo nella guerra, c’è solo dolore, disperazione, sofferenza prevaricazione fame freddo panico angoscia crudeltà vergogna villania terrore e soprattutto, morte.
E’ facile parlare seduti comodi in poltrona, a centinaia di migliaia di chilometri di distanza, nel tepore di casa, mandando avanti gli altri… eppure si continua a ritenerla necessaria, indispensabile, opportuna, ma si parla troppo senza cognizione di causa, senza sapere cosa significhi, provochi, comporti. Credo cha alla fine, inconsciamente, optare per il servizio civile sia stata la scelta migliore. Credo che il nostro paese dovrebbe rinunciare ad avere un esercito. Credo, infine, che indossare abiti mimetici sia riprovevole perché subdolamente promuovono il militarismo e un’idea distorta della realtà bellica.
Per quanto ne sia irrazionalmente ammaliato, tanto da custodire le medaglie del bisnonno e possedere una maglia dei paracadutisti israeliani, odio la guerra, sia come atto di aggressione che come atto di pacificazione. L'unica lotta che posso accettare è quella di liberazione, null’altro. Cosa ciò significhi è indubbio, ma non per tutti. Il genere umano è abilissimo nel piegare le parole al suo volere, così vi rimando ad un articolo, l’undicesimo della nostra Costituzione…

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Lo so bene che le cose non sono semplici, che non può essere o tutto bianco o tutto nero, e che questi discorsi possano risultare ipocriti e semplicistici, ma basterebbe così poco per vivere in pace che mi domando perché non si riesca ad arginare questa piaga, perché devono sempre essere gli interessi di pochi ad indirizzare l'agire di molti, e perché così tanta gente continui ad alimentare questa follia. y

csxqp: 30 seconds to mars - "this is war"

giovedì, ottobre 09, 2014


lo sapete, ultimamente la bicicletta è il centro del mio mondo, e tutto (o quasi) gira intorno a lei: il corto, la ciclofficina, gli acquisti, l’arredamento, i viaggi, l’abbigliamento, il tempo libero, le ricerche su internet, ogni cosa rimanda sempre e unicamente a lei. E' il mio unico mezzo di trasporto, e così mi accompagna al lavoro, e mi riporta a casa la sera, dopo aver assecondato tutta una serie di richieste, ripensamenti, deviazioni, frutto del caso o della semplice voglia di gironzolare, ancora un poco, prima di dichiarare ufficialmente la tregua, in attesa che il sole risorga. Ma non è sempre così, il giovedì c'è l'extra, c'è il critical mass, si riesce, si riabbraccia la città, ma con più forza, in compagnia di una moltitudine di sconosciuti, un nugolo* di ciclisti che per una sera vuole rivendicare il suo diritto, a esistere.

Poi capita che qualcuno, vedendoti stanco, ti chieda della serata, e nel discorso si accenni al fatto che, prima di schiantarti esausto nel letto, hai trascorso le ultime ore della giornata a pedalare, anche se era sera, faceva freddo, eri solo e avevi, a casa, una molteplicità di cose da fare…
Alle 22 ti sei presentato in piazza mercanti, ti sei guardato intorno, hai assaporato il crescente brusio, per poi, al segnale convenuto, rompere gli indugi… è così che si parte, senza una guida, senza un percorso, ma con un’idea in testa, invadere la città, le corsie, le piazze, quegli spazi in cui abbiamo il diritto di pedalare ma che non ci vengono riconosciuti. Mi si domanda il perché, il significato di tutto ciò che per gli altri è solo confusione e illegalità, trasgressione e anarchia, prepotenza e arroganza. Ma per quanto mi possa sforzare nel dare un senso, uno scopo, una ragione a tutto questo, l’unica cosa che loro interessa è sapere il perché attraversiamo con il rosso. La loro curiosità, e la loro disapprovazione, si focalizza, inspiegabilmente, solo su questo aspetto. E allora come ai bambini bisogna spiegare che noi non siamo diversi da ogni altro movimento che manifesta in corteo il proprio dissenso, e ci comportiamo di conseguenza. Poi magari mi premerebbe dirgli che non è quello il fulcro della questione, ma è inutile, la loro attenzione è già persa, voglio continuare a vivere nell’ignoranza, ignorandoci.

Credo che il critical mass abbia diverse anime, e che ognuno lo possa vivere in maniera differente, portando avanti le proprie idee, ma alla fine resta un atto di protesta, oltre che una festa, in cui vogliamo farci vedere, porre l’attenzione su noi stessi, sul nostro diritto di utilizzare la strada, di essere presenti, senza essere discriminati, prevaricati, osteggiati. y

clxqp: weiss eben - “bike snob. manifesto per un nuovo ordine universale”

*dicesi anche miriade/ stuolo/ marea/ frotta/ folla/ fiumana/ mandria/ banda/ branco/ orda/ sciame/ schiera/ caterva/ mucchio, a seconda della serata, del meteo e dell’animo dei presenti.

lunedì, ottobre 06, 2014


inspira, espira, inspira, espira, calma, che ormai vai verso i quaranta, che ti fa male, conta, unoduetrequattrocinqueseisetteottonovedieci, respira... e poi non mi devo incazzare, ma come si fa, ora che mi dicono che devo pagare la "tasi", anche se non possiedo una casa... ahhhhh gli ottanta euro di Renzi (che astuzia), ahhhh l'anticipo del tfr (che presa per il culo), ahhhh il rilancio dei consumi (che chimera), ahhhh la politica (che mal di pancia)...

sono un lavoratore dipendente, non posso nascondermi, ci pensa lo Stato al mio stipendio, preleva ancor prima che io li veda, quei soldi, e così pago tutto, addizionale comunale, addizionale provinciale, "ivs", "cigs", "irpef", fondo est, più un'altra sfilza di voci a cui non voglio neanche pensare, e fuori busta ci aggiungo anche "tarsi" "tarsu" "tares" "salminchius", gli venisse, li mortacci loro... sorridenti, saltellanti, piacioni, se la suonano e se la cantano, ci raccontano tante belle favole, storie di tasse che spariscono (vedi "imu"), di diritti che si ampliano (riforma articolo 18), di buste paga che si gonfiano (vedi anticipo tfr), uhhh che goduria, gongolo, è la svolta, il momento del rilancio dell'economia, dell'uscita dalla crisi, e invece no, non proprio, anzi…

s'ì fosse foco arderei' il mondo, s'ì fosse vento lo tempesterei, s'ì fosse... y

clxqp: jonathan lethem - "i giardini dei dissidenti"

domenica, settembre 14, 2014

 
"Figli di Scozia siete sicuri che, agonizzanti in un letto fra molti anni da adesso, non sognerete di barattare tutti i giorni che avrete vissuto a partire da oggi, per avere l'occasione, solo un'altra occasione di tornare qui sul campo a urlare ai nostri nemici che possono toglierci la vita, ma non ci toglieranno mai la libertà."

Avevo sedici anni, la prima e unica volta, in cui abbracciai la terra di Scozia. Fu lì che, non ancora maggiorenne, conobbi la libertà, il vivere senza genitori, protezioni, barriere... furono tre settimane incredibili, giorni in cui cominciai a scoprire me stesso, a relazionarmi con gli altri, ad agire autonomamente... ma non fui solo, avevo un caro amico, e a lui se ne aggiunsero altri quattro, e così, in quella sorta di anarchia controllata che era il campus, ci organizzammo fra calcio, lavanderia, mensa, esplorazioni, discoteca, nottate brave, ragazze... ogni tanto si studiava, e ogni tanto si dormiva, ma era solo un breve intermezzo fra noi e la vita. Fu un momento magico, confuso e irripetibile. Mi trovai a giocare sotto la pioggia, a ballare il limbo, a dichiarare il mio amore, a fare verticali sull'erba, ad ammassare materassi, a discutere, a prendere autobus senza conoscerne la direzione... tutto era importantissimo e irrilevante, fondamentale e futile, essenziale e inutile, secondo la direzione del vento.
Con questo stato d'animo ci avventurammo verso nord. La natura selvaggia e il clima inclemente furono nostre compagne di viaggio. Erano l'una la conseguenza dell'altro, e così ne accettammo ammaliati l'imponenza. Attraversando le Highlands incontrammo la leggenda di Wallace, senza però veramente intuirne la grandezza. Ma non fu tempo sprecato, anzi, proprio lì iniziammo un percorso che ci pose a confronto con lo spirito di questo popolo, ostile e fiero, diffidente e altruista. Il nostro professore ci insegnò l'inno nazionale, che scoprii poi non essere ufficiale, perché non poteva esistere là dove non c'era uno Stato. Quelle parole però mi rimasero in mente, e ancora oggi ricordo con una certa emozione quel grido di rivalsa nei confronti del nemico Inglese. Noi stessi subimmo tutta quest’aggressività repressa, il loro disprezzo, senza mai capirne veramente il perché. Ci scontrammo così con la conflittualità dei giovani, con chi non ha nulla da perdere e molto da guadagnare. Era forse un fuoco destinato ad assopirsi con gli anni, ma in nessun altro paese mi sentii così indesiderato. Nonostante ciò continuo a serbarne un ricordo speciale, un’idea romantica, un'immagine sicuramente falsata dai film, dalla storia, e dalle particolari condizioni in cui vissi quell'esperienza. Le ragioni di questo mio amore incondizionato, altrimenti inspiegabile, sono forse proprio da ricercarsi nella mia stessa natura, nell’emotività, e nell’essere un inguaribile idealista sognatore. Provo un’affinità spirituale che travalica ogni incomprensione.


In questi giorni la Storia batte di nuovo alle loro porte. Sono dinanzi a un bivio, un sogno da molti accarezzato per decenni e da altrettanti temuto. Non entro nel merito delle questioni economiche, politiche, sociali, legate al petrolio, alla moneta, all’adesione all’unione europea, all’assistenzialismo e alla riforma dello stato sociale, ma mi auguro un cambiamento, e se questo avverrà con l'indipendenza tanto meglio. Sarei fiero se il popolo scozzese decidesse di prendere in mano le redini del proprio destino, dimostrando intraprendenza e valore. Per loro auspico un percorso non dissimile da quello intrapreso dai fratelli irlandesi, che con tenacia e sacrificio hanno superato gravi problematiche e difficoltà. Spero in un periodo di emancipazione e rinascita, come lo fu per me quel lontano 1996.
Figli di Scozia, è giunta l’ora, dopo otto secoli. y

csxqp: "the corries - flower of Scotland"

giovedì, agosto 28, 2014



"la mancanza di talento porta all'approssimazione, l'approssimazione alla bruttezza, la bruttezza conduce alla sofferenza. la mancanza di talento è la via per il lato oscuro"

ormai da qualche anno a questa parte, non so bene per quale motivo, nei mesi di luglio o agosto il mio (scarso) estro musicale improvvisamente si accende: qualche forza misteriosa mi spinge a imbracciare il mio ukulele e sento l'irresistibile impulso di creare qualcosa, torturando le sue povere quattro corde con tutta la pochezza di talento di cui sono capace.

tutto è iniziato qualche giorno fa, quando un mio compagno di corso, un ingegnere greco con trascorsi da chitarrista rock, è venuto a trovarmi. abbiamo iniziato a suonare, lui facendo scorrere con disarmante facilità accordi e melodie su una vecchia chitarra, io arrancando con sofferenza dietro i suoi arpeggi, maltrattando senza pietà inermi accordi sul mio ukulele. all'improvviso non so come ci è venuta l'avventata idea di scrivere una canzone in tedesco, e di cimentarci con la lingua che, con tanta fatica, stiamo provando a imparare. ci sono voluti parecchio tempo e una gran quantità di vino ma alla fine… beh, alla fine non siamo riusciti a produrre niente che fosse anche solo vagamente decente: la verità è che il tedesco ha una costruzione della frase talmente complessa e poco intuitiva che è veramente difficile adattare metrica e significati a qualcosa che poi sia anche, almeno vagamente, melodico.

così abbiamo smesso di suonare, divertiti ma un po' delusi. però il pallino mi è rimasto: avevo già scritto un'intera canzone in inglese e un'altra aveva il ritornello in spagnolo. poteva dunque mancare una canzone in tedesco? si, sicuramente poteva, e forse sarebbe stato meglio: considerato che già in italiano non mi vengono così bene, probabilmente non ci sarebbe voluto un genio per capire che affrontare la scrittura in tedesco è quantomeno prematuro (ho sicuramente fatto ben più di qualche grossolano errore). ma non so cosa farci, la forza misteriosa ha prevalso, ho ceduto ancora una volta al lato oscuro dell'ukulele, ed è stato come sempre divertente.

eccola qui. è naturalmente una canzone d'amore dedicata alla povera fau, ormai abituata a questi omaggi così sgangherati.

[G] du bist zweifellos [A] eine Diebin, [C] dass
[G] mein Herz plötzlich [C] gestohlen [A] hat
[G] aber Tag nach Tag [A] verstehe [C] ich,
[G] dass du die süßten [C] Diebin [A] bist
[C] bitte [D] gib mir [G] das [C] nie zurück [G] nicht
[C] mein Herz [G] ist dein
[C] bitte [D] gib mir [G] das [C] nie zurück [G] nicht
[C] mein Herz [G] ist dein (x3)

über die Aufstiege  von dieser Stadt
und die Schwierigkeiten von diesem Satz
mit jedem Wetter, in jedem Land
das macht nicht welcher Zustand
überall will ich mit dir mitsein
immer mit dir
überall will ich mit dir mitsein
immer mit dir (x3)

du bist meine Erstaunengöttin
meine Rettung, meine Richtung, mein Sonnenstrahl
die ruhige Weisheit, die ich nicht
habe und ich nicht haben kann
weil ich glaube, dass du meinen Verstand auch
gestohlen hast
weil ich glaube, dass du meinen Verstand auch
gestohlen hast (x3)

davon ist Beweis dieses Lied
ein bisschen plump, ein bisschen geflickt
voll von viele falsche Fehlers
nur zu dir sagen, dass ich seit jeher
leidenschaftlich in dich verliebt bin
verrückt nach dir
leidenschaftlich in dich verliebt bin
verrückt nach dir (x5)

arrivati a questo punto però immagino che qualcuno a buon diritto potrebbe anche chiedersi cosa diavolo significhi tutto questo, e se il suono di queste parole è davvero brutto come può sembrare leggendole. trovate qui ogni risposta. che la forza sia con voi. f

csxqp: amanda palmer - "ukulele anthem"