tabacchi fc, ovvero tabacchi football club, ovvero tabacchi fancazzisti, ovvero un blog creato da quelli che si ritrovano la sera a giocare a calcetto nel parco tabacchi, quello spicchio di verde fra via tabacchi (appunto) e via giambologna, a Milano. Ovvero un contenitore per metterci tutto quello che ci passa per la testa...

domenica, settembre 14, 2008





tfc band live @ sala dei venti, 11/09/2008

il soppalco della sala dei venti era gremito in ogni ordine di posti, giovedì scorso: pubblico delle grandi occasioni e grandissima attesa per questo primo e forse ultimo concerto della tfc band. la formazione è quella di sempre, con jj alla chitarra e alla voce (frontman del gruppo soprattutto in quanto l'unico che ne capisce di musica), capace di tenere sotto controllo le intemperanze di y e f agli ukuleli. l'apertura è di delicata intensità: si accendono le luci rivelando un colorato firmamento, sotto il quale jj esegue una vibrante e perfetta "tonight, tonight", degno preludio alle elevate vette che si toccheranno nel corso del concerto. con il brano successivo arrivano finalmente gli ukuleli, grandi protagonisti della serata. un'intensa introduzione di f ha il merito di portare nella sala l'avvolgente suono dell'armonica, aprendo una magnifica interpretazione di "rise" in cui tutto il gruppo ha saputo vincere l'emozione e tirare fuori il meglio di se: al preciso accompagnamento di f fa da contraltare l'elegante virtuosismo di y, che riesce a tirare fuori dal suo ukulele suoni che non sospettavamo vi ci si potessero nascondere. su tutto spicca la straordinaria intensità della voce di jj, prima della chiusura della canzone, affidata ancora alla creatività dell'armonica. dopo altri due pezzi in cui jj rivela le sue capacità di incantare da solo la platea ("galapogos" e "by starlight", quest'ultima con una speciale dedica d'amore), è la volta di "the boy with the arab strap" il pezzo più movimentato della serata: y è un'instancabile metronomo capace di adattarsi ad ogni situazione, e riesce a star dietro con miracolosa perizia alle brusche e vigorose strimpellate di f. il finale del pezzo è da brividi: jj tira fuori il flauto per dare il via ad un accattivante improvvisazione sul tema principale del brano, soprendendo il pubblico e i suoi stessi compagni. ma nel finale il gruppo dà prova di eccezionale affiatamento, e basta un cenno d'intesa per riuscire a chiudere la canzone con grande abilità. "if there's a god" vede ancora la presenza di jj e della sua chitarra, soli sul palco, a regalare alla serata momenti di delicata armonia. poi tocca a "creep", in cui l'ipnotico e suadente giro di accordi degli ukuleli prepara la tela sulla quale la voce di jj ricama parole di malinconia e passione.
il gran finale è una dichiarazione d'amore: sulle note di "farewell and goodnight" i componenti del gruppo si cimentano con il canto, alternando le loro voci. prima quella di jj (intensa e sicura), poi quella di y (tremenda ma affidabile), infine quelle di f (tremenda e basta) e fau (dolce e delicata), si intrecciano, fino allo struggente coro che chiude il concerto, in cui tutte le voci si uniscono insieme per raccontare di un sole che splende, di una pioggia d'argento, di cuori incontaminati, e di amore.
poi lo spettacolo finisce, si spengono le luci ed è ora di tornare a casa, pieni d'emozione per una serata riuscita alla perfezione. tutto questo non prima di aver fatto un brindisi nel backstage, dove i musicisti decidono di concedersi all'adorazione dei propri fan.
in definitiva, nonostante qualche trascurabile problema tecnico legato alle luci, qualche errore subito recuperato (guardare il pubblico emoziona, e l'emozione gioca brutti scherzi), e qualche strimpellatura un pò stropicciata, è stato un concerto a dir poco straordinario: fortunato chi è riuscito ad accaparrarsi i biglietti e potrà dire ai nipoti "io c'ero". per tutti gli altri non resta che aspettare l'imminenente pubblicazione del video dello spettacolo.

recensione scherzosa a parte, volevo dire ancora questo: una delle cose che avrei voluto fare in questa vita, ma che ormai da tempo mi ero rassegnato a rimandare alla prossima, era suonare in una band. l'altra sera eravamo una vera e propria band, con una scaletta appiccicata al pavimento, brani preparati con tante prove, una scenografia, effetti di luce, una sala da concerto colma della giusta atmosfera, un selezionatissimo pubblico, telecamere puntate addosso, svariati strumenti, e un pizzico di ansia da palcoscenico. ma soprattutto l'altra sera eravamo tre amici che facevano musica, e mi sono divertito davvero un sacco.
non credo che ci sia un posto migliore per suonare, per una band: sotto un pò di spago e cartone per fare il cielo, e davanti alle lacrime commosse di una sposa innamorata. f

csxqp: eddie vedder - "rise"

1 Commenti:

Blogger tabacchifc ha detto...

concordo in tutto e per tutto, hai colto nel segno, hai trasmesso lo spirito della serata, touché!
a questo punto potremmo fare come Ciffarelli e scegliere la "sala dei venti" come resident house per una serie di concerti o prendere coraggio e iniziare il tour, portando la nostra musica in tutti quei luoghi aperti a nuovi talenti (parchi, stazioni di metropolitane, sottopassi...), in fondo il vagare senza meta non ci ha mai spaventato! y*

10:16 AM

 

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