tabacchi fc, ovvero tabacchi football club, ovvero tabacchi fancazzisti, ovvero un blog creato da quelli che si ritrovano la sera a giocare a calcetto nel parco tabacchi, quello spicchio di verde fra via tabacchi (appunto) e via giambologna, a Milano. Ovvero un contenitore per metterci tutto quello che ci passa per la testa...

venerdì, febbraio 27, 2026


e così alla fine la chiamata è arrivata, tanto sognata quanto inaspettata, quando ormai era quasi impensabile, a meno di due settimane dall'inaugurazione, anche se su questo punto bisogna fare un po' di chiarezza. Perché di fatto l'olimpiade è iniziata ben prima della sfilata a San Siro, e di questo me ne ero già reso conto un anno fa, quando acquistando a caso dei biglietti per una non ben precisata gara, avevo constato come questa si sarebbe svolta il cinque febbraio. Considerando che l'avvio ufficiale dei giochi era previsto per il sei, i conti non tornavano, e qualche dubbio mi era sorto. Ma sono solo dettagli, piccolezze, quisquilie, in un mare di gare, eventi, allenamenti, spostamenti e confusione (gioiosa) generalizzata. Di fatto sono stato accettato come volontario un sabato di fine gennaio, il lunedì ho ritirato la divisa e l'accredito, per poter accedere alle varie aree, e il giovedì avevo già il primo incontro, lì dove avrei svolto il mio ruolo. Devo ammettere di esser stato fortunato. Ero stato assegnato alla sede di Rho-Fiera, dove erano presenti i palazzetti per il pattinaggio di velocità e l'hockey. Come ruolo l'email riportava un non ben precisato "people manager". Ho pensato che avendo indicato che il mio lavoro consistesse nel gestire un team, forse questo mi avesse agevolato nell'assegnazione della mansione, cosa che invece si rivelerà del tutto casuale. Questa parola ricorrerà spesso in questo post, perché appunto tutto l'evento sarà caratterizzato da un poco di improvvisazione, casualità, disorganizzazione. Scrivo tutto questo con il sorriso, perché alla fine è stata un'esperienza unica e irripetibile, a cui ho partecipato con gioia e impegno, nonostante tutto. Perché in fondo l'olimpiade la si deve vedere come uno spaccato della società, e dell'Italia, nei suoi aspetti positivi e negativi. In generale ho visto molto entusiasmo e passione, ma anche il contrario. Chi metteva impegno e dedizione, e chi invece era li solo per chiacchierare o passare il tempo in maniera differente dallo stare semplicemente a casa. Ho incontrato persone molto o poco professionali, più o meno ligie alle regole. Alcuni erano pieni di pretese, mentre la maggior parte sono sempre stati flessibili e accomodanti. Ho saputo di volontari interessati solo agli aspetti più materiali, come la divisa ed i gadget, e molto meno all'evento di cui dovevano essere coprotagonisti. Ma da questo punto di vista dovrei solo ringraziarli, perché è soprattutto grazie a loro, grazie a chi ha preso l'abbigliamento e poi si è ritirato, se io ho potuto vivere questa esperienza in prima persona. Fatta questa premessa il primo giorno ho avuto subito due problemi: l'app per i volontari non funzionava e non sapevo dove andare. Il luogo era chiaro, come arrivarci pure (capolinea della rossa), ma non altrettanto dove trovare l'ingresso e il posto specifico dell’incontro. Dopo aver scampato per un pelo la multa ai tornelli della metro (per i volontari i mezzi erano gratuiti ma come detto l'app non funzionava e il mio abbonamento, che cmq avevo, non era sufficiente per arrivare fino a Rho), e dopo aver salutato la zelante addetta dell'ATM a cui stupidamente mi ero rivolto chiedendo informazioni ricevendone in cambio l'invito all’acquisto del biglietto integrativo per la "zona mancante", pena ammenda pecuniaria, mi sono avvicinato spedito alla zona fieristica. Non c'era nessuna segnaletica, nulla che indicasse un potenziale ingresso, o un punto di accesso alla zona dedicata agli eventi, così ho girato spaesato per una buona mezz'ora fino a quando non ho trovato un altro volontario. Come l'avrò mai riconosciuto? La divisa era d'obbligo e quindi impossibile sbagliarsi. Questo aspetto è stato una delle cose più piacevoli, aggreganti ed evidenti, perché ovunque si andasse, soprattutto in giro per la città, ci si riconosceva all'istante, e c'era sempre un gesto d'intesa, come ci sentissimo parte di una stessa tribù, e questo ci spingeva, riconoscendoci come parte di un progetto, ad un saluto, due parole, o semplicemente un sorriso.
L'incontro salvifico del primo giorno mi fece conoscere Dimitri, un ragazzo ucraino che vive da dieci anni a Varese. Abbiamo dovuto scarpinare ancora un bel pezzo, ma almeno lui aveva raccolto qualche informazione in più, motivo per cui mi ci sono affidato completamente. Mi raccontò che suo padre si chiamava come me, e che tutta la famiglia era stata selezionata a vario titolo per partecipare all'evento. Grazie a lui, e ad un'altra decina di persone incontrate lungo il decumano, alla fine abbiamo trovato lo spazio dove ci aspettavano i nostri referenti. Con il passare del tempo, e l'arrivo di molti alla spicciolata, mi sono reso conto che praticamente tutti avevano vissuto le mie stesse difficoltà, tanto che il nostro responsabile alla fine aveva deciso di fare una sorta di ronda per raccattare i volontari dispersi fra i padiglioni. La verità è questa, ci avevano dato appuntamento in un posto senza darci le indicazioni necessarie per arrivarci, e soprattutto senza predisporre alcuna segnaletica che ci aiutasse. Fatto il primo incontro, visti gli uffici dove avremmo lavorato, dove avremmo mangiato, gli accessi, le varie zone, il significato delle lettere e simboli sui nostri pass, e capito cosa potevamo o non fare, eravamo più o meno pronti. 


Il mio ruolo implicava l'accoglienza dei volontari: check in, buoni pasto, gestione dei turni al terminale e distribuzione dei gadget. Quotidianamente avremmo accolto dai 200 ai 400 volontari, a seconda degli eventi in programma, che si sarebbero presentati scaglionati in base alle fasce orarie previste dai vari turni. In caso di necessità saremmo potuti essere assegnati ad altri incarichi, cosa che mi capiterà, e mi permetterà di vedere anche la dimensione più mediatica e sportiva dell'evento. Il primo impatto è stato positivo, e di fatto mi sono sempre trovato a mio agio. Il mio responsabile era un francese, una persona tranquilla e disponibile. Ho condiviso l’attività con una marea di stranieri: c'era uno svizzero, un olandese, una americana, due coreane, una giapponese, due ucraini, una parigina, una cinese, una greca, un peruviano e tanti italiani. Lavorando fondamentalmente su due turni il team era di circa quaranta persone, ma non mi aspettavo tanti stranieri, ne nel mio gruppo, nei fra i volontari addetti ad altre mansioni. E' stata una sorpresa trovare tanti cinesi, americani e olandesi. Tutte persone che si erano prese due/tre settimane di ferie e a loro spese erano venute a Milano per far parte di questo momento magico. Non l'avrei mai immaginato, e vedere questo mi ha fatto pensare che tutto sommato a questo punto potrei puntare alle prossime, che si terranno a Los Angeles, e casomai provarci anche a quelle successive, che saranno in Francia. La mia routine includeva: presentarmi in orario nei turni che avevo accettato, mettermi dietro un pc e accogliere i volontari con un sorriso, auguragli una buona giornata, e supportarli in qualsiasi loro dubbio o problematica. Perché di fatto quando non sapevano a chi rivolgersi vedevano in noi il loro unico punto di riferimento. E così con i più smanettoni spesso ci siamo ingegnati nel risolvere le questioni più disparate, soprattutto legate alle applicazioni e agli accrediti. E poi ci siamo prodigati nell'accompagnare personalmente chi proprio non sapeva dove andare. Il clima era rilassato, e di frequente, soprattutto una volta iniziate le gare, ci siamo alternati per poterle andare a vedere, anche se solo per pochi minuti. Sono stato bene, alla fine ho fatto dieci giorni più uno di formazione. Praticamente per tre settimane sono stato costantemente impegnato, fra il lavoro ufficiale e quello di volontario, ma è stato un bel periodo, perché mi ha aiutato a staccare dalla routine giornaliera, mi ha impegnato in qualcosa di vivo e imprevedibile, mettendomi in contatto con tante persone delle più disparate nazionalità. Ricordo con particolare gioia l'aiuto dato ad un giornalista spagnolo, che per tutto il pomeriggio non ha mai smesso di ringraziarmi, e l'incontro con un allenatore polacco che cercava qualcuno con cui scambiare le spille, altro tormentone che ha caratterizzato tutto il periodo dell'evento. Ho visto diverse gare di hockey, ho cantato l'inno ogni volta che l'Italia vinceva (e li la Lollobrigida ha vinto due medaglie d'oro), ho bevuto caffè improponibili, ho cercato inutilmente di avere qualche pin da attaccare al mio pass, ne ho regalata una ad una incredula ragazza della mensa, che me l'aveva chiesta con poche speranze salvo poi sorprendersi nel riceverla. Ho vissuto in diretta la caduta della Vonn, impressionato dal boato di rammarico di chi a pranzo stava guardando la gara. Ho esultato alla vittoria nel biathlon della Vittozzi, consapevole che mia sorella era li sugli spalti ad Anterselva che piangeva di gioia. E poi tanti piccoli ricordi, gesti, scambi di opinioni, gentilezze, e umanità. Tanta gente, tifosi, volontari, lavoratori, ma anche tanto rispetto, educazione e sportività. Cosa ho sofferto: i turni la mattina con la sveglia puntata alle 5, e la mancanza del latte in mensa. Per il resto tutto sopportabile, anche gli strani incontri in metropolitana, l'ascella puzzolente di chi aveva deciso di non lavarsi, o la maleducazione di qualche volontario. Da questo febbraio ne sono uscito ritemprato, rinvigorito, pronto per riprendere la vita con un nuovo piglio. Ho dovuto abbandonare la mia solita sociopatia e mettermi al servizio degli altri, cosa che fra l'altro ho fatto sempre con gioia e un gran sorriso, consapevole e riconoscente per la grande opportunità che mi era stata data. Ho pensato che se fosse potuto essere il lavoro della mia vita ci avrei messo la firma, ma purtroppo era solo una breve parentesi.


Grazie a Francois e Michela, che con premura empatia e sensibilità sono stati per tre settimane i miei responsabili e supporto per ogni richiesta. Grazie ai volontari che hanno voluto condividere due parole, un ricordo, la loro storia, un sogno o un’emozione. Grazie al mio capo che mi ha sempre sostenuto e incoraggiato nel proseguire con la selezione. E grazie alla mia tenacia che mi ha fatto andare avanti, impegnarmi e crederci anche quando non c’erano più speranze. È stato un sogno, grazie a tutti di averne fatto parte! y

csxqp: goffredo mameli - "il canto degli italiani"

domenica, febbraio 22, 2026

 


ultimamente si affaccia spesso, a dirmi ci sono, non te lo dimenticare.
ogni volta che la morte mi sfiora, e lambisce tangente il placido corso della mia vita (per fortuna lambisce, per fortuna tangente, vigorosi gesti apotropaici), ogni volta sento il bisogno di mettere un punto: da oggi, anzi da adesso, si cambia, si migliora, promesso, si mettono da parte le sciocche nubi, i borbottii e i problemi da primo mondo, si dribbla con un passo di flamenco la mia mediocrità, basta con gli sprechi, e con il girare in tondo, ci si concentra solo sulla bellezza delle cose.
non lo faccio mai.
sento sempre l'irrazionale impulso di riavvolgere il nastro e avvertire e proteggere e salvare e non si può, ovvio, che pensiero cretino. vorrei saper dire la cosa giusta e saper abbracciare, non solo con le braccia, ma con l'anima tutta, se non per consolare, nemmeno quello si può, diavolo, almeno per dire soffro con te, ci sono, mi spiace, e non ci riesco mai, non ne sono capace, mi mancano parole e tatto, e cammino sulle uova in un modo che è come non camminare affatto.
vorrei sgridare e gridare in faccia agli dei beh, signori, dove cazzo eravate, lo dicevo io, che era una truffa, siamo solo atomi di carbonio, e attimi di stupore nell'immensità del caos. sono solo quegli attimi di stupore a fare la differenza, la vera salvezza, l'unica provvidenza.
vorrei evitare, ma non si può, e allora vorrei saper affrontare e saper far pace con l'idea, così ogni tanto penso e se, e subito dopo, e quando, e il sollievo del non ancora abbaglia di luce il qui e ora, ma resta sospeso soltanto un momento, poi è solo sgomento, il tempo di scacciare il pensiero con un gesto della mano, come fosse una mosca fastidiosa: correre via, scappare lontano, non ci si può fermare, c'è questo e quello da fare, la lotta quotidiana, i doveri e i piaceri: ecco, meglio, i non pensieri.
si affaccia, la stronza, e mi mette sempre in subbuglio. f

csxqp: marie zintl - "marmeladenglas"

domenica, febbraio 15, 2026

 


non c'è niente da fare, devo proprio ammetterlo, sono un grande fan di youtube. qualche tempo fa, chiacchierando con un collega che ha la stessa passione ci siamo chiesti se youtube potesse essere ascritto o meno alla tanto vituperata categoria dei social network, o per dirla in altro modo, se potesse essere qualcosa che alla lunga reca più danni che benefici al nostro già bistrattato cervello. lui sosteneva di si: dietro le quinte c'è sempre un algoritmo che ti propone cose che tu non hai chiesto di vedere, ma che ti interessano, e che tu spesso finisci per cliccare, e vedere, e perderci un sacco di tempo che non avevi scelto di perdere. io sostenevo di no, i video di youtube sono molto più lunghi, argomentavo, e impediscono quello scrolling compulsivo che è a conti fatti ciò che davvero finisce per brasarti le sinapsi e la soglia dell'attenzione in una perversa spirale di vuote e illusorie gratificazioni istantanee. la verità, come sempre, sta nel mezzo, e nell'uso che si fa di qualunque strumento: è sempre la dose a fare il veleno. perfino instagram, in piccole quantità, e a saperli cercare, è zeppo di contenuti interessanti e meritevoli: il suo male sta solo nel modo in cui finiamo per lasciarci invischiare una volta che un video interessante è finito, e nelle sabbie mobili in cui l'aspettativa su quello successivo, senza che ce ne accorgiamo, ci trascina.
con youtube, questo, per fortuna, a me non succede. riesco ad utilizzarlo in modo molto più consapevole, e a godermi video dannatamente ben fatti su tutto quello che mi piace, gli scacchi, il basket, il cubo di rubik, il baseball, la magia, il ping pong: ci sono tutorial, analisi, highlights e commenti a volontà su tutta la galassia delle mie passioni. ci ho trovato un sacco di cortometraggi davvero belli e originali che altrimenti non avrei mai intercettato, e poi mi piace che ci sia praticamente tutta la musica possibile e immaginabile, (molta più che altrove, a ben vedere), così quando sono indeciso se comprare o meno un cd (si lo so, lo so sempre..) passo ad assaggiarlo su youtube per controllare se può piacermi, do un morso ad una canzone, una leccata all'altra, e se il sapore è buono, ed è di mio gusto, decido di approfondire. la colonna dei suggerimenti, in questi casi, è fantastica, e ha tutta la mia gratitudine, perché solo grazie a quella ho scoperto artisti e gruppi straordinari che altrimenti sarebbero per me rimasti nell'ombra.
che poi in realtà, su youtube c'è molto di più di questo, ci sono approfondimenti competenti e profondi, e documenti d'epoca letteralmente su tutto lo scibile umano. una vera manna, insieme a wikipedia, per noi curiosi, che ci lasciamo affascinare da tante cose diverse, che abbiamo sempre l'impulso di capire come funzionino e quale sia la loro storia (mi rendo conto che detta così sembra una bella qualità, ma non ne sono tanto sicuro. mi sa che è solo l'incostanza del merlo a cui piace continuamente saltare di palo in frasca, indeciso su dove restare, pura dispersione di energie. certo, a furia di questi salti mi ritrovo ad avere un po' di conoscenze in moltissimi campi diversi ma alla fine, in concreto, è come non se non sapessi niente per davvero. sono convinto che sia meglio sapere tante cose su poche cose, che poche cose su tante cose, e finisco per invidiarli sempre, quelli che sono esperti di pochi argomenti).
vabbè, l'ho presa larga stavolta, l'introduzione mi è uscita un po' lunga, quello che volevo davvero raccontare in questo post è il fatto che la cosa che forse mi piace di più vedere su youtube, so che non ci crederete, sono i documentari scientifici. ho scoperto un canale che si chiama veritasium, che realizza dei video molto belli (e molto lunghi, e molto approfonditi) su svariati argomenti, astrofisica, ingegneria, chimica, matematica pura, ancorandoli alla realtà di un contesto storico, di un'invenzione che ha cambiato le nostre vite, di un problema pratico (o puramente teorico, ma con potenziali risvolti pratici) da risolvere. detto così, mi sa, non rende, è difficile da spiegare, però se vi ho instillato un pizzico di curiosità e ne avete voglia andate a vedervene uno.
la cosa divertente è che in buona parte di questi video, per larghi tratti, non ci capisco quasi niente. la mia preparazione scientifica in realtà rasenta il ridicolo, e questi video non sono esattamente divulgativi alla maniera di piero angela: ci sono concetti maledettamente complessi che necessitano spiegazioni maledettamente complesse attraverso formule maledettamente complesse, piene di derivate e integrali ed equazioni zeppe di oscure lettere greche. lo sforzo di astrazione richiesto è spesso notevole, troppo per il mio angusto cervello le mie conoscenze limitate, e non posso fare altro che arrendermi difronte a questo linguaggio per iniziati. ma alla fine davvero non importa, perché la complessità di certi argomenti è sapientemente bilanciata da una magistrale abilità nella narrazione (è affascinante come la narrazione sia uno strumento estremamente potente, e la capacità di raccontare è davvero l'unica cosa che serve se si vuole far arrivare un messaggio, qualunque esso sia): così ciò che mi avvince è la storia che c'è dietro a una scoperta, a come si è arrivati a identificare un problema e alle soluzioni per superarlo, alle geniali intuizioni che rendono possibile ogni piccolo passo in avanti del progresso. io che a volte mi sorprendo, rammaricandomene, ad essere così refrattario alle novità resto a bocca aperta davanti alla meraviglia di queste scoperte, di queste idee, di queste intuizioni, di questi esperimenti, di queste formule, perché spesso incredibili, geniali e meravigliose, sono le storie che ci stanno dietro.
tuttavia c'è, credo, anche dell'altro: a rifletterci bene quello che davvero mi affascina di questi video, e che mi fa stare incollato per tre quarti d'ora in compagnia di cose che non coglierò mai a fondo, è un altro tipo di meraviglia.
ovvero poter osservare come la scienza non si fermi, come il progresso vada avanti, sempre, anche in tempi bui come quelli che stiamo vivendo, nonostante le guerre, gli equilibri sempre più precari e le incertezze geopolitiche. osservare come affronti i cambi di paradigma che ne scuotono le fondamenta, e come si costringa a ragionare su direzioni prima impensate, mettendo tutto in discussione, anche quando è di moda ostentare la granitica ottusità delle proprie certezze. osservare come il progresso sia una conquista collettiva, in barba a quest'idea che sta prendendo sempre più piede, che la legge del più forte basata sulla tronfia sopraffazione del prossimo sia l'unica che paga. ecco, osservare tutto questo, mi restituisce un pizzico di fiducia nel genere umano: siamo così piccoli presi singolarmente, e così grandi quando collaboriamo con un obiettivo comune. ne ho davvero bisogno, di questa fiducia, ultimamente a leggere i giornali mi prende ormai sempre lo sconforto, mi cadono palle e braccia, e mi chiedo sempre dove saremmo se ci rendessimo conto che l'umanità non ha bandiere né confini, e quanto siamo stupidi e anacronistici a spendere soldi per fabbricare armi.
siamo bestie, e parassiti, non si discute. però siamo anche capaci di grandi cose, e troppo spesso ce ne dimentichiamo. f

csxqp: will varley - "weddings and wars"