tabacchi fc, ovvero tabacchi football club, ovvero tabacchi fancazzisti, ovvero un blog creato da quelli che si ritrovano la sera a giocare a calcetto nel parco tabacchi, quello spicchio di verde fra via tabacchi (appunto) e via giambologna, a Milano. Ovvero un contenitore per metterci tutto quello che ci passa per la testa...

domenica, luglio 29, 2012


era il 2005. era pomeriggio inoltrato. ero a casa, disteso sul letto. ero apatico, sciupato, sconfortato, affranto, deluso. avevo mia madre alle spalle. voleva sapere cosa mi succedesse. risponderle fu impossibile. troppo duro descrivere a parole il marasma che mi affliggeva l'anima. così, con gli occhi colmi di lacrime, presi un foglio, questo foglio, e scrissi queste tre frasi, il riassunto di una vita che non andava da nessuna parte.

mi ero laureato da poco più di un anno. avevo iniziato la carriera lavorativa con uno stage. poi l'annosa trafila di colloqui, incontri, agenzie interinali, telefonate, appuntamenti, ricerche su internet, contatti con amici di amici... mesi trascorsi alla ricerca di un impiego, giorni persi fra uffici anonimi e personale svogliato... mi ritrovavo con l'impossibilità di lavorare, anche gratis... e qui il rigetto per un mondo (del lavoro) che non mi offriva nulla e che tanto duramente mi respingeva... arrivai al punto di presentarmi ai colloqui e non varcare la porta d'ingresso, perché non ne avevo le forze, perché ero stufo delle loro domande idiote, perché ero sopraffatto dalla nausea... non ho mai capito il perché, e spesso me lo domando ancora, ma non riuscivo a fare breccia... mi hanno sempre detto che è la prima impressione che conta, e io, col carattere che ho, non sono mai riuscito a far emergere quelle qualità che un curriculum scolastico di tutto rispetto avrebbe dovuto far supporre... la verità è che volevo semplicemente un lavoro, uno qualsiasi, non mi importava quale, purché fosse un lavoro... la cosa peggiore forse era proprio questa, il non aver ambizioni, il non sapere cosa volevo precisamente, perché altrimenti sarebbe stato sicuramente più facile, avrei potuto investire tempo e risorse per uno scopo, un obiettivo, ma niente da fare, ero e sono così.
ma non era tutto, infatti dopo aver assaporato la piena libertà ero rientrato in casa, a vivere con i miei, i loro orari, le loro regole, le loro esigenze... fu un periodo difficile, ma senza lavoro non potevo aspirare a null'altro, e così all'insoddisfazione personale sia aggiunse anche un carico quotidiano di tanti piccoli contrasti incomprensioni frizioni... volevo vivere appieno la vita, prendermene carico, ma non potevo...
e poi, dulcis in fundo, le relazioni umane. quel periodo tanto disastrato coincise anche con un rapporto snervante, una falsa amicizia, un amore soffocato, non corrisposto, con tante aspettative disattese, un vortice di stati d'animo che mi portò ad eccessi di gioia e a incredibili stati di depressione, e che si trascinò oltre il plausibile, salvo poi concludersi con un affranto, quanto auspicato, addio.
era il 2005, un anno di sofferenze emotive, sentimentali, lavorative, familiari, personali.

ora di anni ne sono passati sette, e qualcosa è cambiato. dopo stage, co.co.co., contratti a progetto e a tempo determinato sono riuscito a guadagnarmi il tanto auspicato (dalla collettività) tempo indeterminato... è un lavoro, d'ufficio, come tanti, che mi è caduto addosso, per caso. lo faccio bene, senza pensieri, patemi, preoccupazioni, col "pilota automatico", con la speranza che prima o poi riesca a capire cosa veramente voglio fare, e intraprendere così una nuova strada, dove indirizzare le energie, dove riversare le mie doti, perché mi rendo conto che un'altra vita (lavorativa) è possibile, anche se non so esattamente dove e come. intanto un altro passo l'ho fatto andando a vivere da solo... sono uscito di casa, ho colto l'occasione, e ora vivo in un bilocale, nella zona dove volevo, dove sono cresciuto, e dove tutto sommato ho i miei amici. adesso che sono padrone del mio tempo ed ho un impiego stabile devo sistemare l'ultimo tassello, che poi dovrebbe essere quello più importante, l'amore. da allora è successo poco, perché il cuore raramente ha palpitato, e difficilmente riesce a far entrare qualcuno, ma non demordo. anche se ho costruito un muro alto e spesso covo sempre la speranza che qualche temeraria si armi di pazienza e incominci a scavare una breccia. riflettendo dovrei darmi più possibilità, ma se lo facessi non sarei io, e così continuo nella mia solita vita solitaria.

di anni ne sono passati sette, e qualcosa è cambiato, o forse non proprio. y

csxqp: pink floyd - "live @ pompeii"

3 Commenti:

Blogger tabacchifc ha detto...

in molte parti di questo tuo post mi ci riconosco, spesso dolorosamente. cosa fare della mia vita è e resta una questione ancora probabilmente irrisolta.
ho però l'immensa fortuna di aver trovato l'amore, e il mio cuore non la smette più di palpitare, perciò ti dirò una cosa, anche se forse è di una banalità sconcertante: il problema è proprio il muro, ma nessuna ragazza avrà mai la voglia di iniziare ad abbatterlo, semplicemente perché il muro impedisce di vedere cosa c'è dietro.
una ragazza meravigliosamente paziente e curiosa e piena di intuito può aiutarti a dare un bel po' di picconate, ma sei tu quello che deve creare la prima breccia, e sei tu quello che deve tirarlo giù, mattone dopo mattone. aspettare che qualcun altro lo faccia per te è il modo migliore per lasciarlo in piedi per l'eternità.
e starai male, sicuramente, non sarà per nulla una passeggiata, già lo sai e lo puoi immaginare, perché è maledettamente difficile tirare giù un muro alto e spesso che sta in piedi da anni, e perché non tutte le ragazze sono dotate di curiosità e di una buona picozza, e a volte ti sembrerà impossibile resistere alla tentazione di lasciarlo su.
ma alla fine, una volta abbattuto, ti accorgerai che è valsa la pena, e ti sentirai un cretino per averlo messo in piedi. f

12:01 AM

 
Blogger tabacchifc ha detto...

è un muro di sabbia... in questi ultimi tempi credo di essere cambiato parecchio, perché in molte occasioni mi sono visto molto più aperto, disinvolto, spigliato, sfrontato... credo nasca tutto da una consapevolezza, il sapere che è il momento giusto, so chi e come sono, e non ho paura di espormi, anzi, finalmente mi sento sicuro, e posso affrontare le situazioni del vivere a testa alta, senza timori, perché non c'è nulla di più bello che farsi vedere per quelli che si è... e così non esito a dare il meglio, che si tratti di essere in ufficio, in viaggio, ad una festa o semplicemente con gli amici... qualcuna si è accorta di me, si è interessata, e qualche apprezzamento l'ho raccolto, ma al cuore non si comanda, e se non ho ceduto è perché aspetto quella giusta, che ti fa palpitare e sudare, che vedi ad ogni angolo, a cui pensi sempre, con cui vuoi condividere ogni momento, quella che quando incontri sai, ma non ti devo spiegare nulla, visto quello che stai vivendo... y

csxqr: moloko - "the time is now"

6:14 PM

 
Anonymous Anonimo ha detto...

Belle parole =)

11:53 AM

 

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