tabacchi fc, ovvero tabacchi football club, ovvero tabacchi fancazzisti, ovvero un blog creato da quelli che si ritrovano la sera a giocare a calcetto nel parco tabacchi, quello spicchio di verde fra via tabacchi (appunto) e via giambologna, a Milano. Ovvero un contenitore per metterci tutto quello che ci passa per la testa...

lunedì, marzo 30, 2026

 


del resto si sa, siamo gente di tendenza che frequenta il jet set ed è sempre alla ricerca dell’ultima novità instagrammabile. ridiamo e scherziamo spesso, io e v, sulla nostra vita così piena di eventi mondani, appuntamenti esclusivi, e posti dall'impareggiabile fascino modaiolo: lo scambio di piante e vestiti, il bazar della biblioteca in cui vendono i libri al centimetro, i mille negozi di questa città che combinano usato e beneficenza, il mercatino delle pulci in piazza e quello nei cortili, la sagra del convento con quei waffel strepitosi che solo le suore sanno preparare.
il nostro posto preferito, punto di riferimento inamovibile della nostra vita glamour, è il ristorante dell'ospedale psichiatrico vicino a casa nostra. è spartano ma accogliente, e ci lavorano persone che hanno e hanno avuto grosse problematiche alle spalle, depressione, burnout, dipendenze. il loro impiego come cuochi o camerieri è parte decisiva del loro percorso e della loro terapia, perché fornisce loro un'occasione preziosa per reinserirsi in modo protetto nel mondo del lavoro e nel contatto con le altre persone (da qui il nome del locale). non bisogna lasciarsi ingannare però, il posto è davvero molto allegro, ed essendo noi clienti fissi, quasi di casa ormai, veniamo sempre accolti con grandi sorrisi e grandi, letteralmente, abbracci. molte delle persone che ci lavorano le conosciamo per nome, e non è infrequente che a fine turno qualcuno di loro si sieda al nostro tavolo per scambiare due chiacchiere. v, che in queste cose è formidabile, è già riuscita a stringere molte amicizie, non solo con il personale ma anche con gli altri clienti fissi (alcuni fra l'altro, sono decisamente pittoreschi: ci sono, fra gli altri, un sosia sputato di einstein, un tipo che non alza mai gli occhi dal suo libro, un uomo vestito sempre da donna con delle borsette fantastiche, una signora che ci riempie sempre di improbabili consigli per spingerci al matrimonio). mi capita spesso di osservarle, e mi chiedo sempre che storie abbiano, tutte le persone che vedo e che incontro lì dentro, quali percorsi abbiano compiuto, quali incredibili traiettorie le abbiano portate fin lì, ognuno a suo modo un personaggio, ogni vita così diversa e così straordinariamente unica.
non è decisamente un posto per tutti però: è sicuramente molto caotico, capita che le ordinazioni arrivino sbagliate o tutte insieme, spesso bisogna condividere il proprio tavolo con perfetti sconosciuti (ma è così, del resto, che si conoscono persone nuove), gli orari in cui la cucina è aperta sono estremamente ridotti, l'alcol è comprensibilmente bandito dal menu, che comunque non è molto vario: a parte poche cose fisse si può scegliere solo fra un piatto del giorno e una sua variante vegetariana (in compenso c'è una gran varietà di torte, tutte strepitose). e poi ha un difetto enorme: è aperto solo durante la settimana, e solo a pranzo, così per me è sempre purtroppo molto difficile riuscire ad andarci. ma quando sono a casa dal lavoro è davvero raro che pranziamo altrove.
è un posto che mi piace davvero molto, e non solo perché si mangia molto bene. si respira un'atmosfera di solidarietà e inclusione che fa bene all'anima, e il locale, a dispetto delle circostanze che stanno dietro la sua esistenza, trasmette come pochi altri un piacevole senso di pace e tranquillità.
mi ricorda una cosa che a volte dimentico, cioè che molte persone, anche quelle più insospettabili, si portano dietro cicatrici profonde, e sono impegnate in una dura lotta quotidiana di cui spesso, dall'esterno, non vediamo nulla. qualche battaglia si vince, qualcuna si perde, ma non si smette mai di combattere, e a tutti dev'essere concesso di ripartire e ricominciare, quando si tocca il fondo. ecco, mi ricorda questo, che la gentilezza e l'empatia sono le migliori armi che abbiamo per fare del bene al mondo.
la prossima volta che verrete a trovarci sappiate che vi ci porteremo! f

csxqp: john k. samson - "virtute at rest"

domenica, marzo 29, 2026

"how it started"

Marzo lo potremmo etichettare come il mese delle spille. Questo è uno degli effetti collaterali della mia partecipazione alle olimpiadi, perché la frenesia nascerà li, in quel contesto, e mi accompagnerà non solo in quel periodo limitato di tempo, ma tutt'oggi, ovvero finché l'opera non sarà completata.
Ma andiamo per ordine e contestualizziamo. Nel corso degli anni fra gli atleti è cresciuta l'usanza di scambiarsi un qualcosa che potesse essere testimonianza fisica dell'esperienza vissuta, e rappresentare un ricordo, un segno di amicizia e condivisione legato a quel momento speciale che sono i giochi. Nel corso delle varie edizioni questo qualcosa ha preso la forma delle pin nazionali. A partire da Atlanta ‘97 questa prassi ha cominciato ad avere un certo seguito, e piano piano si è diffusa e consolidata fra gli atleti finché nell'era dei social è esplosa diventando praticamente una gara a chi ne colleziona il maggior numero e varietà. Naturalmente gli appassionati e i volontari, ma anche le persone comuni, non potevano non rimanerne affascinati e coinvolti. Soprattutto nelle ultime edizioni si è verificata una sfrenata caccia generale a tutte quelle versioni ufficiali e non, in dotazione ai vari comitati olimpici nazionali o create appositamente da aziende e sponsor. Sembrerà una sciocchezza ma vi assicuro che non lo è. Questa tradizione si è talmente radicata che quest'anno l'organizzazione di Milano Cortina ha previsto un vero e proprio "pin trading center", ovvero uno spazio gratuito, aperto per tutto il periodo dell'evento, dedicato appositamente allo scambio delle spille. L'esplosione del fenomeno è anche testimoniata dal fatto che quelle ufficiali, in vendita nei vari store dislocati per la città, sono andate a ruba, e dopo pochi giorni sono diventate introvabili. Ormai sono oggetto di un collezionismo diffuso ed economicamente assai rilevante, che ha contagiato un po' tutti, atleti e non.
Inizialmente non mi sentivo molto coinvolto, pensavo fossero un ricordo bello da avere e conservare, ma non tanto da volerci investire quelle cifre folli di cui sentivo parlare. Però come volontario ho avuto la possibilità di averne gratuitamente un certo numero, in base ai giorni di presenza, e questo è stato l'inizio della fine. Sicuramente gli organizzatori avevano delle buone intenzioni, volendo dare a tutti i volontari un segno tangibile di riconoscenza per la loro attività, ma alla fine si sono rivelati dei veri diavoli tentatori, almeno nel mio caso. Subito ho ricevuto l'astuccio per collezionarle, e così ho iniziato raccogliendo quelle create esclusivamente per noi volontari. Di fatto erano cinque, ma in realtà ne esistevano due varianti da poter consegnare a tutti gli utenti estranei alla fondazione di Milano Cortina, come ad esempio militari, operatori di altre società, pubblico, fornitori di servizi...
Personalmente sarei stato contento di completare il mio piccolo raccoglitore, magari avendo a disposizione qualche pin extra da poter regalare ad amici e parenti, e nel caso anche ai colleghi. Una sicuramente l'avrei voluta donare al mio capo, che di fatto mi aveva sostenuto e incoraggiato nel portare avanti la domanda di partecipazione, e quindi poterlo così ringraziare per il supporto che mi aveva permesso di essere lì a vivere quel momento. Poi di fatto si è insinuata l'idea che i doppioni li avrei potuti scambiare, con chi come me era lì a lavorare o addirittura con gli atleti, anche se di fatto con quest'ultimi sarebbe stato difficile avere un contatto diretto. Però essendo dedicato all'accoglienza quotidianamente incrociavo centinaia di volontari, che erano un gran serbatoio di spille, e fonte di ispirazione (e invidia). Incontrarli accresceva il mio desiderio, ma restava la fatidica domanda, come fare a soddisfarlo? Il tema era particolarmente sentito in tutto il team di lavoro. Era sempre oggetto di discussione, e si parlava spesso di dove poterle trovare, dove gli sponsor, i promoter o i comitati sportivi le distribuissero. Di fatto eravamo sempre alla ricerca, e nei giorni abbiamo capito dove bisognasse andare per avere quelle gratuite: al Mediaworld per quelle della Samsung, al castello sforzesco per quelle della Coca Cola, Esselunga e Fiat, in Cordusio per quelle di Alibaba. Poi abbiamo scoperto che una società aveva creato una serie dedicata ai quartieri di Milano, e ogni giorno, in un luogo diverso comunicato rigorosamente al mattino, ne sarebbero stata messe a disposizione 250. Nonostante l'entusiasmo e l'innegabile bellezza dell'articolo quando lessi che alla prima distribuzione la gente era stata disposta a farsi quattro ore di fila decisi che non era cosa per me, avrei rinunciato (salvo poi sapere che si potevano anche acquistare, cosa che feci dopo qualche settimana). Ma inizialmente le pin a cui era più facile accedere erano quelle ufficiali dei giochi, ovvero quelle in vendita, così ci siamo spinti a creare un gruppo di acquisto per comprarle direttamente online da uno dei fornitori. In questo modo siamo riusciti per qualche tempo a sedare la nostra smania. Ma il santo graal del collezionismo però erano e rimanevano quelle nazionali, ossia quelle che non potevano essere acquistate, ma si potevano avere solo dagli atleti o dal loro staff.

"how it's going"

E' una follia, ma è giusto raccontarla, perché ormai è storia, quel che è fatto non posso cancellarlo. Ero partito collezionando le pin dei volontari, e qualcuna degli sponsor, da usare soprattutto per gli scambi. Di fatto quest'ultime le disprezzavo, perché la commercializzazione dell'evento mi dava fastidio e avere un qualcosa con un brand, una pubblicità o un logo, accanto a quello olimpico, così invasivo mi disturbava. Ma anche questa posizione si attenuerà nel corso delle settimane a alla fine non disdegnerò neanche le spille delle società partner dei giochi, come Omega, Warner Bros e Allianz. Così dopo aver completato la parte dedicata ai volontari, ho iniziato a comprare le spille ufficiali presenti negli store. Passato qualche giorno, e avendone a disposizione alcune doppie, mi sono lanciato nel "pin trading center", guidato da due regole: avrei cercato solo quelle realizzate per questa edizione dei giochi, e preferibilmente avrei optato per quelle nazionali, essendo le più rare. Qui sono riuscito ad accaparrarmi alcuni pezzi ricercati, come quella del Belgio, del Canada (ambitissima) e della Slovacchia. Poi mi sono concentrato sulla parte dedicata alle due mascotte ufficiali, Milo e Tina, in tutte le loro possibili versioni. Questa parte compone una grossa parte della mia collezione, ma una volta completata ho pensato che tutto sommato potevo abbassarmi ad avere anche quelle degli sponsor, purché carine e comunque escludendo le cinesate, come quelle di Alibaba o affini. Parallelamente ho iniziato l'acquisto di quelle dedicate ai quartieri di Milano. Per queste ho avuto un'intuizione geniale: perché non provare ad andare a China Town? Essendo di fatto prodotte da loro, lì le avrei trovate sicuramente. Mi rammarico di non averlo pensato prima perché effettivamente ne ho recuperate molte, ma non tutte, e non sempre al prezzo che auspicavo. Scambiato il scambiabile, acquistato l'acquistabile, raccolto ogni possibile omaggio, sono infine approdato a Vinted per reperire l'introvabile, le spille ufficiali delle federazioni e dei comitati olimpici nazionali. Economicamente è stato e continua ad essere un bagno di sangue, ma ormai sono un caso irrecuperabile e devo alimentare il mio desiderio di possesso. L'obiettivo era di avere tutte quelle dei paesi europei, poi ho ampliato la ricerca anche a quelle di altri continenti, fino a giungere a quelle speciali delle "case nazionali", ossia quelle create appositamente per i vari stand culturali che gli stati partecipanti ai giochi avevano allestito in diversi spazi della città. La bramosia mi ha portato anche ad acquistarne direttamente negli Stati Uniti, e in Cina, dove ho fatto l'ordine più consistente ma anche più soddisfacente. Questo potrebbe e dovrebbe essere tutto, se non ci fosse anche la parte delle paraolimpiadi, di cui naturalmente ho iniziato a recuperare le spille ufficiali, ma per le quali mi sono imposto un limite, anche perché potenzialmente la spesa potrebbe diventare a tre zeri.

"how it ended?"

Da un punto di vista collezionistico sono fiero di aver tenuto tutto l'abbigliamento ricevuto, e di averlo incrementato con accessori quali sciarpe, cappelli, berretti, zainetti, magliette, guanti, poster, tazze, borracce, campane, portachiavi, laccetti e qualsiasi altra cosa possiate immaginare sia brendizzabile con il logo olimpico. Terrò gelosamente anche l'orologio Swatch in edizione speciale e la lattina di Coca Cola con il mio nome e viso impresso, oltre che etichette e cartellini, accredito sacche e buste di ogni sorta.
Penso che da tutto questo si possa evincere che ormai sono ad uno stadio patologico, ma riempiendo tutti i tasselli, ovvero riducendo le cose che mi mancano, dovrei giungere prima o poi alla guarigione. Se non succederà confido in voi, pochi cari amici lettori, nel darmi un freno. y

cvxqp: alice rohrwacher - "la chimera"