tabacchi fc, ovvero tabacchi football club, ovvero tabacchi fancazzisti, ovvero un blog creato da quelli che si ritrovano la sera a giocare a calcetto nel parco tabacchi, quello spicchio di verde fra via tabacchi (appunto) e via giambologna, a Milano. Ovvero un contenitore per metterci tutto quello che ci passa per la testa...

sabato, marzo 15, 2014

 
forse siamo vecchi, forse siamo nati tali, visto che per noi è sempre stato così, viaggiare... niente feste, niente serate, niente donne, ma sveglie mattutine, sfiancanti camminate, facoltà d'improvvisare... sono sempre stati questi i capisaldi delle nostre spedizioni, un minimo di organizzazione, quando partire e tornare, lo zaino, e poi la libertà di decidere volta per volta, lasciandoci guidare dagli eventi, dall'umore, spinti dalla perseverante volontà di andare oltre, ostinatamente, autonomamente, anche sbagliando, ma sentendoci padroni del tempo, e così liberi.
 
le immagini di questi giorni mi ricordano le canzoni di Vasco Brondi, luci che illuminano un percorso, che poi è l'avventura di scoprire un territorio inesplorato, carico d’incognite... il freddo, i collegamenti, gli ostelli, la lingua, tanti punti interrogativi, opportunità, sfide. E poi le tante aspettative, il primo vero contatto con la frontiera orientale, con i paesi dell'est, e la possibilità di verificare il mito nordico, della bellezza delle ragazze, della civiltà della gente, e del crescente sviluppo, economico e architettonico. Ognuno di noi portava con sé un'idea, e questa è stata fonte d’innumerevoli discorsi, scambi di sguardi, battute, ammiccamenti, perché si può aver letto e sentito tutto di tutto, ma solo di persona ci si può fare un'opinione e capire la realtà di un luogo. Ogni giudizio è così irrimediabilmente influenzato dal carattere, dalla sensibilità, dai gusti, e quindi intimamente personale, come lo sono questi miei pensieri. Non lo dico a caso, perché in quest'occasione, più di ogni altra, ho provato sentimenti contrastanti, ho titubato, mi sono domandato il perché mi fossi spinto fin lì, trovando spesso come unica risposta "perché dovevo". Tuttavia, a distanza di settimane, mi ritengo soddisfatto, è un viaggio che rifarei, perché particolare, rivelatore, illuminante, nella sua apparente pochezza. Sì, perché la prima impressione, in ogni città, è sempre stata pessima, caratterizzata da una percezione di decadenza generale, dalla presenza di una popolazione "dormiente", un centro a uso e consumo dei turisti, e dall'avversità climatica (assenza del sole, che s’ipotizza ci sia, anche se nascosto dietro un muro di nuvole)... ma poi, lentamente, una volta completato il giro istituzionale, che comprende chiese, municipi, piazze, edifici storici, monumenti, statue, si riesce a superare la patina di posticcio, di distaccata ostilità, sentendosi così finalmente parte integrante dell'ambiente. L'esperienza oltre sponda a Riga, l'escursione sul lungomare di Tallinn, e l'esplorazione sull'isola militare vicino Helsinki sono state la chiave per rivelarci la bellezza, oscura, di un territorio difficile da interpretare.

 
il ricordo di riga è il ricordo del mercato negli hangar, del pane azero e del miele lettone, del fiume ghiacciato e dei ponti pedonali, del vento dirompente, della federazione di ping pong, dei molteplici tipi di cioccolata Laima... e poi l'ostello bello, la receptionist scollacciata, il poster coi culi, la torta di Stalin, le luminarie nel parco, il fumo delle ciminiere, il black balsam, l'odore di terra... di tallinn conservo il ricordo della locanda medioevale, dei monumenti inguardabili, degli autobus introvabili, della funzione ortodossa, del sentiero ghiacciato, della pizza "lego", dei passaggi nascosti, delle sfide sulla spiaggia... e poi le crepé alla nutella, i magneti improbabili, le scarpe all'ingresso, i cessi allagati, le partite a scopa... e infine helsinki, la città delle caramelle salate, del mare ghiacciato, del freddo pungente, dei tifosi di hockey, del salmone grigliato, del giuramento sussurrato, del lago "pedonabile", dei centri commerciali, dei palazzi di pietra, del carino ma caro.

in tutto questo ho apprezzato molto le pause ristoro, il camminare avendo presente la meta, ma non il percorso, le interminabili sfide a calcio balilla, di cui mi sono sorpreso campione, il tempo trascorso negli spostamenti, in pullman e nave, nonché le sortite pomeridiane e serali nei supermercati, alla ricerca del caviale e della cioccolata, del balsamo e degli alcolici, di un dolce e degli spaghetti, sì, anche quelli, comprati in finlandia, insieme alla passata, e cucinati in estonia, in un momento d’ispirazione, quando ormai ci sentivamo a casa, e così in armonia. Ho avuto un'inspiegabile voglia di gelato, l'insaziabile esigenza di caffè, una tosse incessante, e un amico paziente. y

clxqp: neil gaiman - "l'oceano in fondo al sentiero"

1 Commenti:

Blogger tabacchifc ha detto...

questo post è bellissimo, come il nostro viaggio. ho solo una piccola cosa da dire sull'incipit: secondo me siamo decisamente più giovani noi che facciamo quello che ci pare, all'avventura e un po' allo sbaraglio (e il tuo post racconta molto bene questa nostra "gioventù"), rispetto a molti altri, che per sentirsi tali hanno bisogno a tutti i costi di feste e serate. f

csxqc: caparezza - "fuori dal tunnel (del divertimento)"

12:30 PM

 

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