tabacchi fc, ovvero tabacchi football club, ovvero tabacchi fancazzisti, ovvero un blog creato da quelli che si ritrovano la sera a giocare a calcetto nel parco tabacchi, quello spicchio di verde fra via tabacchi (appunto) e via giambologna, a Milano. Ovvero un contenitore per metterci tutto quello che ci passa per la testa...

domenica, febbraio 22, 2026

 


ultimamente si affaccia spesso, a dirmi ci sono, non te lo dimenticare.
ogni volta che la morte mi sfiora, e lambisce tangente il placido corso della mia vita (per fortuna lambisce, per fortuna tangente, vigorosi gesti apotropaici), ogni volta sento il bisogno di mettere un punto: da oggi, anzi da adesso, si cambia, si migliora, promesso, si mettono da parte le sciocche nubi, i borbottii e i problemi da primo mondo, si dribbla con un passo di flamenco la mia mediocrità, basta con gli sprechi, e con il girare in tondo, ci si concentra solo sulla bellezza delle cose.
non lo faccio mai.
sento sempre l'irrazionale impulso di riavvolgere il nastro e avvertire e proteggere e salvare e non si può, ovvio, che pensiero cretino. vorrei saper dire la cosa giusta e saper abbracciare, non solo con le braccia, ma con l'anima tutta, se non per consolare, nemmeno quello si può, diavolo, almeno per dire soffro con te, ci sono, mi spiace, e non ci riesco mai, non ne sono capace, mi mancano parole e tatto, e cammino sulle uova in un modo che è come non camminare affatto.
vorrei sgridare e gridare in faccia agli dei beh, signori, dove cazzo eravate, lo dicevo io, che era una truffa, siamo solo atomi di carbonio, e attimi di stupore nell'immensità del caos. sono solo quegli attimi di stupore a fare la differenza, la vera salvezza, l'unica provvidenza.
vorrei evitare, ma non si può, e allora vorrei saper affrontare e saper far pace con l'idea, così ogni tanto penso e se, e subito dopo, e quando, e il sollievo del non ancora abbaglia di luce il qui e ora, ma resta sospeso soltanto un momento, poi è solo sgomento, il tempo di scacciare il pensiero con un gesto della mano, come fosse una mosca fastidiosa: correre via, scappare lontano, non ci si può fermare, c'è questo e quello da fare, la lotta quotidiana, i doveri e i piaceri: ecco, meglio, i non pensieri.
si affaccia, la stronza, e mi mette sempre in subbuglio. f

csxqp: marie zintl - "marmeladenglas"

domenica, febbraio 15, 2026

 


non c'è niente da fare, devo proprio ammetterlo, sono un grande fan di youtube. qualche tempo fa, chiacchierando con un collega che ha la stessa passione ci siamo chiesti se youtube potesse essere ascritto o meno alla tanto vituperata categoria dei social network, o per dirla in altro modo, se potesse essere qualcosa che alla lunga reca più danni che benefici al nostro già bistrattato cervello. lui sosteneva di si: dietro le quinte c'è sempre un algoritmo che ti propone cose che tu non hai chiesto di vedere, ma che ti interessano, e che tu spesso finisci per cliccare, e vedere, e perderci un sacco di tempo che non avevi scelto di perdere. io sostenevo di no, i video di youtube sono molto più lunghi, argomentavo, e impediscono quello scrolling compulsivo che è a conti fatti ciò che davvero finisce per brasarti le sinapsi e la soglia dell'attenzione in una perversa spirale di vuote e illusorie gratificazioni istantanee. la verità, come sempre, sta nel mezzo, e nell'uso che si fa di qualunque strumento: è sempre la dose a fare il veleno. perfino instagram, in piccole quantità, e a saperli cercare, è zeppo di contenuti interessanti e meritevoli: il suo male sta solo nel modo in cui finiamo per lasciarci invischiare una volta che un video interessante è finito, e nelle sabbie mobili in cui l'aspettativa su quello successivo, senza che ce ne accorgiamo, ci trascina.
con youtube, questo, per fortuna, a me non succede. riesco ad utilizzarlo in modo molto più consapevole, e a godermi video dannatamente ben fatti su tutto quello che mi piace, gli scacchi, il basket, il cubo di rubik, il baseball, la magia, il ping pong: ci sono tutorial, analisi, highlights e commenti a volontà su tutta la galassia delle mie passioni. ci ho trovato un sacco di cortometraggi davvero belli e originali che altrimenti non avrei mai intercettato, e poi mi piace che ci sia praticamente tutta la musica possibile e immaginabile, (molta più che altrove, a ben vedere), così quando sono indeciso se comprare o meno un cd (si lo so, lo so sempre..) passo ad assaggiarlo su youtube per controllare se può piacermi, do un morso ad una canzone, una leccata all'altra, e se il sapore è buono, ed è di mio gusto, decido di approfondire. la colonna dei suggerimenti, in questi casi, è fantastica, e ha tutta la mia gratitudine, perché solo grazie a quella ho scoperto artisti e gruppi straordinari che altrimenti sarebbero per me rimasti nell'ombra.
che poi in realtà, su youtube c'è molto di più di questo, ci sono approfondimenti competenti e profondi, e documenti d'epoca letteralmente su tutto lo scibile umano. una vera manna, insieme a wikipedia, per noi curiosi, che ci lasciamo affascinare da tante cose diverse, che abbiamo sempre l'impulso di capire come funzionino e quale sia la loro storia (mi rendo conto che detta così sembra una bella qualità, ma non ne sono tanto sicuro. mi sa che è solo l'incostanza del merlo a cui piace continuamente saltare di palo in frasca, indeciso su dove restare, pura dispersione di energie. certo, a furia di questi salti mi ritrovo ad avere un po' di conoscenze in moltissimi campi diversi ma alla fine, in concreto, è come non se non sapessi niente per davvero. sono convinto che sia meglio sapere tante cose su poche cose, che poche cose su tante cose, e finisco per invidiarli sempre, quelli che sono esperti di pochi argomenti).
vabbè, l'ho presa larga stavolta, l'introduzione mi è uscita un po' lunga, quello che volevo davvero raccontare in questo post è il fatto che la cosa che forse mi piace di più vedere su youtube, so che non ci crederete, sono i documentari scientifici. ho scoperto un canale che si chiama veritasium, che realizza dei video molto belli (e molto lunghi, e molto approfonditi) su svariati argomenti, astrofisica, ingegneria, chimica, matematica pura, ancorandoli alla realtà di un contesto storico, di un'invenzione che ha cambiato le nostre vite, di un problema pratico (o puramente teorico, ma con potenziali risvolti pratici) da risolvere. detto così, mi sa, non rende, è difficile da spiegare, però se vi ho instillato un pizzico di curiosità e ne avete voglia andate a vedervene uno.
la cosa divertente è che in buona parte di questi video, per larghi tratti, non ci capisco quasi niente. la mia preparazione scientifica in realtà rasenta il ridicolo, e questi video non sono esattamente divulgativi alla maniera di piero angela: ci sono concetti maledettamente complessi che necessitano spiegazioni maledettamente complesse attraverso formule maledettamente complesse, piene di derivate e integrali ed equazioni zeppe di oscure lettere greche. lo sforzo di astrazione richiesto è spesso notevole, troppo per il mio angusto cervello le mie conoscenze limitate, e non posso fare altro che arrendermi difronte a questo linguaggio per iniziati. ma alla fine davvero non importa, perché la complessità di certi argomenti è sapientemente bilanciata da una magistrale abilità nella narrazione (è affascinante come la narrazione sia uno strumento estremamente potente, e la capacità di raccontare è davvero l'unica cosa che serve se si vuole far arrivare un messaggio, qualunque esso sia): così ciò che mi avvince è la storia che c'è dietro a una scoperta, a come si è arrivati a identificare un problema e alle soluzioni per superarlo, alle geniali intuizioni che rendono possibile ogni piccolo passo in avanti del progresso. io che a volte mi sorprendo, rammaricandomene, ad essere così refrattario alle novità resto a bocca aperta davanti alla meraviglia di queste scoperte, di queste idee, di queste intuizioni, di questi esperimenti, di queste formule, perché spesso incredibili, geniali e meravigliose, sono le storie che ci stanno dietro.
tuttavia c'è, credo, anche dell'altro: a rifletterci bene quello che davvero mi affascina di questi video, e che mi fa stare incollato per tre quarti d'ora in compagnia di cose che non coglierò mai a fondo, è un altro tipo di meraviglia.
ovvero poter osservare come la scienza non si fermi, come il progresso vada avanti, sempre, anche in tempi bui come quelli che stiamo vivendo, nonostante le guerre, gli equilibri sempre più precari e le incertezze geopolitiche. osservare come affronti i cambi di paradigma che ne scuotono le fondamenta, e come si costringa a ragionare su direzioni prima impensate, mettendo tutto in discussione, anche quando è di moda ostentare la granitica ottusità delle proprie certezze. osservare come il progresso sia una conquista collettiva, in barba a quest'idea che sta prendendo sempre più piede, che la legge del più forte basata sulla tronfia sopraffazione del prossimo sia l'unica che paga. ecco, osservare tutto questo, mi restituisce un pizzico di fiducia nel genere umano: siamo così piccoli presi singolarmente, e così grandi quando collaboriamo con un obiettivo comune. ne ho davvero bisogno, di questa fiducia, ultimamente a leggere i giornali mi prende ormai sempre lo sconforto, mi cadono palle e braccia, e mi chiedo sempre dove saremmo se ci rendessimo conto che l'umanità non ha bandiere né confini, e quanto siamo stupidi e anacronistici a spendere soldi per fabbricare armi.
siamo bestie, e parassiti, non si discute. però siamo anche capaci di grandi cose, e troppo spesso ce ne dimentichiamo. f

csxqp: will varley - "weddings and wars"

domenica, gennaio 25, 2026

 


il mio barbiere di fiducia è un vero personaggio. quella del barbiere è in realtà la sua seconda carriera, lui nasce infatti come musicista, e nei ruggenti primi anni sessanta, ottenuto un ingaggio, è partito più o meno ventenne insieme alla sua big band (strumenti a fiato e spensierata esuberanza, e già alle spalle un discreto successo nella provincia di ferrara) per riempire di ritmo ed allegria italiana la movimentata vita notturna di amburgo. un sassofono, un clarinetto, una chitarra sono appesi alle pareti del suo negozio, a testimonianza di quel glorioso passato e di una passione per la musica che lo ha accompagnato fino ad oggi. in un angolo ci sono ancora un mixer e un microfono per quando ha voglia di improvvisare una jam session con la sua compagna (come dice lui, la sua ragazza: è molto più giovane, ed è una cantante). riempiono la parete sopra lo specchio, difronte alla sedia dove taglia i capelli, tantissime foto in bianco e nero di quel periodo: palchi, microfoni, musicisti e insegne di locali.
ha incontrato i beatles, che non ancora famosi hanno mosso i loro primi passi proprio da amburgo, e li ha conosciuti bene perché condividevano le stesse notti di follia e gli stessi palcoscenici. in un angolo del locale ha attaccato alcune foto di famiglia, e accanto a quelle del fratello e della sorella ci sono quelle di john, paul, george e ringo, sorridenti e con i capelli a caschetto. mi fa sempre ridere quando nei suoi racconti mi dice che è contento che quei quattro ragazzetti siano poi riusciti a ingranare anche loro, chi l'avrebbe mai detto.
mi piace molto ascoltarli, i suoi racconti, basta dargli un'imbeccata e lui non si tira certo indietro, e penso sempre che vorrei arrivare anch'io a ottant'anni così, con quell'energia schietta, divertita, e gioviale. l'altro giorno, durante la mia consueta tosata quadrimestrale, la forbice in mano, gli occhi allegri e brillanti persi nel ricordo, un piccolo sospiro davanti alle vecchie foto, ha detto beh, quei giorni lì non me li toglie davvero nessuno.
è una frase che in qualche modo mi ha fatto molta tenerezza, mi ha colpito e mi è sembrata magnifica, e insomma mi è piaciuta molto: non ci avevo mai pensato in questi termini, non con questa limpida e semplice lucidità almeno, e forse è una cosa che acquisterà un senso profondo quando sarò più vecchio (e il fatto che la apprezzi ora significa in effetti che sto inv.. vabbé lasciamo perdere) ma mi conforta e mi affascina questa idea che le cose fatte, le esperienze vissute, le sensazioni provate, le persone incontrate, le risate e gli abbracci, tutto ciò che insomma ha a che fare con quando siamo stati, e ci siamo sentiti, dei grandissimi, siano nostre per sempre. non i soldi, non gli oggetti, non il giudizio degli altri, ma i momenti, le situazioni e le interazioni, frammenti impalpabili conservati nella filigrana del ricordo ma allo stesso tempo potenti, che, non c'è santo, sono tuoi e di nessun altro e che alla resa dei conti saranno l'unica ricchezza che ha senso avere.
mi sono chiesto: ho anch'io quei giorni lì, che nessuno mi può togliere? si, ovvio, come tutti. però non voglio certo smettere di continuare a cercarli, inseguirli, collezionarli: chi ha detto che si può farlo solo da giovani? fra tante collezioni stupide che faccio questa è di sicuro l'unica importante! f

(so che vi aspettavate una canzone dei beatles e invece…)
csxqp: bruce springsteen - "glory days"

domenica, gennaio 18, 2026


Ieri ero alla commemorazione. Non conoscevo nessuno, a parte Carlotta. Nella sua vita sono stato un battito di ciglia, durante il quale abbiamo condiviso pochi preziosi momenti: qualche lezione di yoga, due pizze, dei messaggi sul cellulare e una serata al Planetario. Questo è stato sufficiente per capirne la gioia, la curiosità, la forza, l’entusiasmo, lo splendore e la libertà che erano tutt’uno in lei. Non si poteva non esserne affascinati. Anche se negli anni non abbiamo più avuto modo di rivederci l’ho sempre immaginata felice a realizzare i suoi sogni, a cavalcare le onde in Brasile, a progettare ristrutturazioni audaci, su un campo di rugby a placcare un’avversaria, o a fare serata con gli amici su un marciapiede di Milano. In testa avevo l’idea che prima o poi l’avrei invitata ad una pedalata in bicicletta, ad una camminata in montagna, o ad un’altra conferenza sotto le stelle. Per quanto poco l’abbia frequentata per me è una ragazza speciale, e tale rimarrà (non riesco ad usare il passato, ancora non lo accetto). Questo è quello che avrei voluto dire a sua madre, ma le lacrime non me l’hanno permesso. La ringrazio per come nella sua enorme compostezza, pur non conoscendomi, mi abbia offerto una spalla su cui sfogarmi, nel momento in cui le parole non riuscivano ad uscire, e più che parlare singhiozzavo cercando di dare un senso alla mia presenza lì. Cara Chiara non vi conosco ma osservandovi ho percepito una famiglia stupenda, accogliente e fiera. Del tuo invito a contattarvi e incontrarci ne ho fatto tesoro, e non ne verrò meno.

Oggi è una giornata in cui nulla sembra darmi sollievo, non riesco a capacitarmi di quanto successo, non c'è cosa che mi tolga quel magone dal petto. Non ho voglia di fare nulla, starei a letto tutto il giorno, ma ho degli impegni che richiedono la mia presenza, in primis il pranzo con i miei, dove mi toccherà fingere che vada tutto bene, per non aggiungere un ulteriore carico alle loro preoccupazioni. Mi forzo di continuare con la mia routine, fatta di piccole gesti, magari con una consapevolezza diversa, facendo una volta di più i conti con la caducità della vita, e l'importanza dei rapporti umani. Accendo il cellulare, in queste ultime ventiquattro ore l'ho abbandonato, è diventato inutile, superfluo, una distrazione non necessaria. Istintivamente, come per effetto di un automatismo consolidato, premo l'icona delle email, aggiorno, aspetto che il server scarichi i documenti, decine di notifiche, pubblicità, offerte, avvisi, spazzatura insomma, niente per cui valga la pena perdere tempo, almeno oggi. Ma un mittente attira la mia attenzione, Team26, l'account ufficiale delle olimpiadi che si occupa dei volontari, dalla formazione alle iniziative commerciali. Mi aspetto che come in passato, nonostante non sia stato selezionato, mi invitino a fare dei corsi, o a beneficiare dell'acquisto di biglietti ad un prezzo calmierato per noi che abbiamo dimostrato tanta passione e interesse. Niente di tutto questo, l'oggetto è chiaro, "Evviva! Hai ricevuto un ruolo...". Scorro veloce le parole, saltando direttamente a quelle in grassetto. Leggo che la mia candidatura è stata accettata, che devo dare conferma entro tre giorni, e poi potrò essere anch'io parte di questo evento unico e irripetibile. Non c'è felicità, emozione, giubilo. Non oggi. Sono spiazzato, e d'istinto cerco un motivo che mi faccia desistere: mancano meno di due settimane e non sono preparato, ho degli impegni da rispettare, il concerto dei Sick Tamburo in programma, e le ferie da chiedere. Mi interrogo su dove sarò destinato, l'orario dei turni, la formazione aggiuntiva da fare, la parte burocratica che mi aspetta. Non ho energie, ne entusiasmo. Cerco in tutti i modi di boicottarmi, di trovare una scusa, un appiglio, che giustifichi la mia rinuncia, per privarmi anche di questa gioia. Ma poi penso a quanto successo in questi giorni, realizzo che l'email è arrivata ieri, sabato, all'ora in cui sono iniziate le esequie. E' una coincidenza che mi sorprende, mi fa riflettere. E' un segnale inequivocabile, e in un attimo decido. Abbandono ogni esitazione e perplessità. Ci sarò, io che ne ho la possibilità devo farlo, nonostante le tante incertezze e dubbi, in qualche modo si aggiusterà tutto, o inventerò qualche soluzione che vada bene per conciliare tutto. Parteciperò anche per lei, che non può più. La ragazza che conosco io era piena di entusiasmo, passioni, interessi, e avrebbe colto questa occasione decisa, con slancio e allegria, con la leggerezza che adesso a me invece manca. Tornerà, quando sarà necessario, e allora sarà bello gioire, ricordando anche chi non c’è più. y

csxqp: jeff buckley - "hallelujah"

martedì, dicembre 30, 2025

 


e così alla fine abbiamo fatto il grande passo, ci siamo procurati scarpe adatte allo scopo e ci siamo iscritti ad un'associazione podistica, e due volte a settimana affrontiamo il buio e il freddo intabarrandoci sotto diversi strati di tessuto sintetico, con una lampada da minatore fissata alla testa.
correre in compagnia è molto motivante, le persone che corrono con noi sono tutte estremamente gentili, sono quasi tutti più anziani e più in forma di noi, e sembrano davvero felici di avere nuovi membri nel gruppo. sono prodighi di consigli e incoraggiamenti, mi dicono che ho talento e che sono veloce: mentono. e spudoratamente anche, è chiaro, suvvia, non ho mai fatto niente di veloce in vita mia e non comincerò certo adesso. però apprezzo molto questo sforzo di sostenermi e spronarmi, e questi loro complimenti mi tornano sempre molto utili per bullarmi e pavoneggiarmi senza ritegno con la povera v.
già, v: mi ha trascinato lei in questa cosa, ho cominciato per il gusto di farle compagnia, e l'ho assecondata in questa mania della corsa soltanto per avere l'occasione di fare qualcosa insieme di diverso dal solito. che cose assurde che fa fare l'amore: se solo pochi mesi fa mi avessero raccontato che sarei uscito dopo il lavoro a correre, incurante dei rigori invernali, strappandomi con violenza dalla comodità e dal bel calduccio domestico, beh non ci avrei davvero creduto.
la verità, però, è un'altra. ho scoperto che correre mi piace, perfino d'inverno, perfino al buio. mi piace sentire il corpo che si scalda con il movimento, fino al punto di essere indifferente alla temperatura che lo circonda, e mi piacciono i percorsi avvolti nell'oscurità, fatti di campi silenziosi, strade deserte, stelle che quasi le puoi toccare, e fugaci scorci di vita attraverso le finestre illuminate delle case: ho scoperto così quartieri e itinerari della mia città che non conoscevo, e mi è sembrata una cosa bellissima. e mi piace, forse più di tutto, farcela ogni volta, a concludere l'allenamento, riuscire a tenere il passo per svariati km, ogni volta felice di aver fatto qualcosa di più attivo che stare seduto davanti ad uno schermo.
domani ci aspetta una gara, un insidioso percorso cittadino sul pavè del centro storico, e anche se la corsa passa letteralmente sotto casa so già che imprecherò, che lì per lì non avrò voglia di uscire, che maledirò il freddo prima della gara e la fatica durante, e che mi chiederò ogni due minuti chi diavolo me l'ha fatto fare, mannaggia a me che mi faccio incastrare in queste cose, me ne stavo così bene a casa. ma so anche che poi alla fine della corsa, indipendentemente dal mio tempo al traguardo, sarò contento, in pace con me stesso, felice di avercela fatta, di essere arrivato fino in fondo, e di aver alzato il culo dal divano.
così ecco cosa mi auguro, e quali sono i miei propositi per l'anno nuovo che sta arrivando: fai cose nuove che ti fanno stare bene, esci il più possibile da quella zona di comodità dove ultimamente tendi a rinchiuderti, e per l'amor di zeus, sta lontano da quel dannato telefono. f

clxqp: haruki murakami - "wovon ich rede, wenn ich vom laufen rede"

domenica, novembre 23, 2025


Quest'estate ho vissuto un'esperienza unica, irripetibile, perché ogni prima volta porta con se un'emozione speciale, senza eguali. Sarà difficile poter rivivere lo stupore, l'entusiasmo, le suggestioni ma anche l'incertezza e i dubbi che mi hanno accompagnato in quel pellegrinaggio, ma non tutto è andato perso. Il ricordo è ancora intenso, vivo, radicato nei miei pensieri. Quei pochi giorni mi hanno in un certo qual modo segnato, creando in me un interesse che adesso mi spinge verso il mondo dell'ortodossia greca, probabilmente alla ricerca di quello stato di benessere fisico e spirituale che mi aveva accompagnato in quei momenti di scoperta e libertà. Così in questi mesi ho cercato di capire dove questo credo fosse presente a Milano, e dopo un rapido controllo su internet, ho trovato la Chiesa di Santa Maria Podone. Spinto dall'entusiasmo un sabato ho provato ad andare, per vedere, capire, tentare un approccio. L'idea era proprio quella di parlare con qualcuno, e sondare quanto fosse salda la mia volontà di intraprendere un nuovo percorso nella fede. Naturalmente, vista la fortuna che porta con se questo mio anno, le porte della parrocchia erano chiuse, con catena e lucchetto, e non c'è stato modo di incontrare o interloquire con nessuno. Ho lasciato così passare qualche settimana, stando sempre attento alle comunicazioni riportate sul sito, ed alla fine ho scoperto che il lunedì successivo ci sarebbe stata la celebrazione dei "vespri", alle 19. Colto dall'entusiasmo ho subito informato Lorenzo, colui dal quale tutto ha avuto inizio, per chiedergli se voleva partecipare anche lui. Purtroppo il lavoro non gli permetteva di essere disponibile a quell'ora, così mi ha proposto di incontrarci la domenica davanti alla basilica di Sant'Ambrogio, visto che il canto che accompagna i "vespri" è comune ad entrambe le confessioni e quel giorno si sarebbero celebrati anche lì. Ho accettato perché avevo piacere nel rivederlo, ma anche perché avevo in serbo per lui un regalo, un libro di cui già gli avevo accennato, che raccontava la storia di uno scrittore, mandato al monte Athos per indagare su una persona scomparsa. L'avevo letto prima di partire per la nostra avventura in terra greca, e trovarmi fisicamente in quei luoghi descritti così magnificamente mi aveva fatto pensare che potesse essere un dono speciale, capace di rievocare quella gioia che avevamo condiviso, e così ho fatto.

La domenica ci siamo dati appuntamento davanti alla basilica. Come di consuetudine sono arrivato con largo anticipo, così ho deciso di fare un giretto, ed appurare che effettivamente a quell'ora ci fosse la funzione. Il freddo era penetrante, la chiesa gelida. Naturalmente io non mi sono fatto sorprendere, e mi sono presentato coperto all'inverosimile, con doppi pantaloni, maglione, pile, piumino, scaldacollo e cappello. Trascorso neanche un minuto un inserviente mi si avvicina, quasi volesse aiutarmi, vedendomi leggere la bacheca e gli opuscoli presenti su un tavolo. Nulla di tutto questo, mi voleva solo richiamare per via del cappello. Non era permesso indossarlo. Sinceramente mi aspettato tutto fuorché questo. Sorpreso l'unica cosa che sono riuscito a balbettare, togliendolo e facendo ben vedere la pelata, è che senza mi sarei sicuramente ammalato, visto che avrei anche voluto partecipare all'imminente funzione, e non ero li solo come turista. Questa affermazione ha rincarato l'irritazione dell'inflessibile dipendente della curia, che ha tenuto a precisare come a maggior ragione non era possibile averlo sul capo. Niente, perorare le mie ragioni non sarebbe servito, così sono uscito sacramentando per andare lì dove avevo appuntamento. Ero furente, in quei pochi passi non sono riuscito a calmarmi, e così non ho potuto che sfogarmi con il povero Lorenzo. In primo luogo cosa potrà mai importare al Signore nostro Dio se porto o meno il cappello. Capirà che non lo faccio per insolenza o sfregio della sua autorità. Capirà che sono pelato e che stando fermo in una ghiacciaia per tre quarti d'ora l'unica conseguenza che si avrà sarà un mio malanno immeritato. E poi che ne sanno le istituzioni ecclesiastiche che questo è uno specifico precetto del Santissimo. Loro si arrogano il diritto di parlare, educare e predicare in suo nome, ma da dove gli deriva questa prerogativa? Come avrete capito in quel momento con me non si poteva ragionare. Avrei voluto mandare tutti a quel paese ma non volevo rovinare la serata al mio amico, così mi sono morso la lingua, siamo entrati, ho tolto il cappello, e mi sono messo lo scaldacollo come fascia, coprendo almeno fronte e orecchie. Devo ammettere che così stavo bene, e una volta rassicuratomi che non sarebbe stato un supplizio, mi sono finalmente rilassato. Durante la predicazione, ai pochi fedeli presenti, piano piano se ne sono aggiunti altri, fra cui inizialmente due donne, dotate di cappello di lana e panamense rosso fuoco, e poi altri due ragazzi, sempre belli incappucciati. Mi aspettavo che il solerte supervisore paladino dell'ortodossia cristiana intervenisse subito ma con loro la sorte è stata benevola, e hanno potuto presenziare senza dover temere il gelo. Finita la messa ci siamo avvicinati alla cripta dove sono riposte le spoglie del santo, e anche qui un altro zelante messo mi ha chiesto di togliere il cappello, senza notare che di fatto ne fossi già sprovvisto. Pacatamente ho chinato il capo, per far vedere la pelata, e così abbiamo potuto tutti vivere felici e contenti.


Il fatto che la chiesa si perda ancora in queste formalità mi fa imbestialire, e nonostante in questa istituzione operino tante brave persone, che aiutano gli ultimi dedicando loro la vita, non sento di poterne fare parte. Non sono il primo a dirlo, ma bisogna tornare alla testimonianza di fede di Francesco, e abbandonare tutti gli ornamenti, orpelli, gioielli e sovrastrutture che rischiano di soffocare la chiesa chiudendola in se stessa e allontanando i fedeli. Spero che quella greca ortodossa possa essere più accogliente, e diventare la mia casa. y

cvxqp: alice rohrwacher - "lazzaro libero"

venerdì, novembre 07, 2025


La fretta, è con questa che inizia ogni giornata, perché quando mi sveglio è già tardi, per fare tutto quello che mi piacerebbe vorrei dovrei, ma per cui non c'è abbastanza tempo. Alzarsi prima non servirebbe, qualcosa resterebbe comunque indietro, fuori, o stretto e strizzato in quei pochi secondi che gli rimarrebbero. La maledetta fretta mi accompagna tutto il giorno: c'è quella di arrivare in ufficio, che spesso mi impedisce di lavare denti e viso. Quella di perdere il bus, che mi spinge ad attraversare col rosso e a correre, nel momento in cui si avvicina pericolosamente rapido alla fermata. Quella di andare in posta a ritirare un pacco, al fermo point a consegnarne un altro, e poi via a mangiare, e se ci riesco anche a fare la spesa, sfruttando quell'ora che dovrebbe essere un momento di pausa (pranzo) ma nella realtà è solo fonte di ulteriore affanno, stress, frenesia...
Qui si dice "se vai piano, non sei di Milano". E così si corre nel gestire le email, nel rispondere al telefono, nell'andare in bagno, nel pagare l'affitto, prendere il semaforo verde, l'appuntamento dal dottore, la metro al volo, l'offerta al supermercato, le medicine prima che la farmacia chiuda...
E' un rincorrersi, c'è la necessità, che poi è obbligo, di incastrare tutto, per fare tutto. Ma è un dannarsi per rimanere immobili, fermi fissi lì dove si è sempre stati. Anni fa avevo iniziato a sentire dei discorsi controcorrente. Stavano provando a venderci un sogno, prospettando un vivere alternativo, quello sintetizzato dal concetto che gira intorno alla decrescita felice, al meno ma meglio, dove il rallentare è un valore, come lo sono lo slow food, la circolarità dell'usato, il chilometro zero, la bicicletta, lo smart working. Tutti strumenti per realizzare un nuovo equilibrio fra vita privata e lavoro, benessere e produttività, salute e profitto. L'avere meno come condizione per la felicità. Rinunciare a qualcosa per vivere in maniera più sostenibile, magari contribuendo al perseguimento di un interesse che sia anche e soprattutto collettivo. L'idea è di svolgere si un'attività, di lavorare, ma non ad ogni costo, al solo fine del lucro, del guadagno, calpestando valori e umanità, bensì mettendo al centro le persone, il loro benessere. E invece nulla, io sono ancora qui fermo intrappolato nell'ingranaggio, in quel dannato circolo vizioso, come prima, se non peggio, a rincorrere, sfinirmi, annientarmi, per cosa poi non riesco più neanche io a spiegarmelo. Pensavo che il mio obiettivo fosse quello di conquistarmi un posto nella società, una solidità fatta di casa, lavoro, famiglia, ma in verità sto solo agognando quello che gli altri si aspettano da me, e da tutti voi. Ho sbagliato e continuo a sbagliare, ma alcuni errori li faccio consapevole che sono l'unico modo per avere quel minimo di tranquillità che mi farà dormire la notte.
Il problema è che tutto questo inizia a pesarmi. La frenesia, le urgenze, ed in sintesi il lavoro ci sono e per il momento resteranno, nonostante la crescente inquietudine sia un chiaro segnale che la misura è colma, e presto una svolta sarà necessaria. Il mio corpo mi lancia messaggi, che poi sono i dolori che mi attanagliano il fisico e la mente. Il non volermi fermare è la condizione per non cadere a pezzi, per impedirmi di pensare, di riflettere e prendere una decisione, per quanto difficile possa sembrare adesso continuare così come ho sempre fatto. Non ho tempo da dedicarmi perché non voglio averne, l'idea di prendermi una pausa mi spaventa, perché mi metterebbe con le spalle al muro, davanti ad un ventaglio di prospettive che non voglio prendermi la responsabilità di valutare. Meglio rimanere concentrato su priorità che non sono le mie, o che comunque non rappresentano una fonte potenziale di cambiamento. Ultimamente però mi sono chiesto se un primo passo potrebbe essere quello di cercarmi un appartamento, comprarlo, e crearmi uno spazio che sia tutto mio. Un’idea sulla carta entusiasmante e intelligente, anche perché la casa rimane in prospettiva un ottimo investimento, ma ci sono troppi ma a cui dare peso, e l'immobilismo è sempre la scelta più semplice e facile. Se non si fosse capito odio il cambiamento, e perché avvenga devo esserci costretto, non avere alternative. Così lo è stato quando sono uscito di casa, perché di fatto non ce n’era più una in cui stare, e così dovrà esserlo anche sul lavoro o nella vita, perché ne prenda pienamente il controllo senza lasciarmi trascinare dalla corrente, che sceglie per me.

Un giorno ti guardi allo specchio e ti rendi conto che non sei più il ragazzo di vent'anni che avevi sempre visto, immaginato, pensato e creduto. A me è successo quest'anno, e l'impatto è stato tremendo. Cosa ho fatto in tutto questo tempo? cosa ho costruito? a cosa ho dedicato anima e cuore? Si corre, ci si affanna, si crepa, senza neanche uno scopo, un obiettivo, se non la sopravvivenza. y

"no Maria, io esco." 

csxqp: "kanye west ft. pusha - runaway"