e così alla fine mi sono deciso, dopo innumerevoli ed esagerati tentennamenti(sono sempre maledettamente refrattario e recalcitrante al cambiamento, qualunque esso sia, ultimamente me l'hanno fatto notare in tanti ed è effettivamente così, lo ammetto, inutile negarlo, prendere coscienza del problema è già l'inizio di una soluzione, è un lato del mio carattere che non mi piace e mi sto sforzando di, appunto, cambiare, per ora senza troppo successo, perché va considerato che lo appesantiscono due enormi aggravanti, la prima è che faccio una fatica immensa a liberarmi di qualunque cosa che a suo modo funzioni ancora, anche se lo fa male o comunque in modo non adeguato alle circostanze, circostanze che invece, come giusto che sia, sono in perenne evoluzione, la seconda è che tendo ad affezionarmi alle cose, e a caricarle di significati, ricordi e sensazioni, come se tenermici avvinghiato fosse un modo, e siamo sempre lì, per scappare da queste mutevoli, instabili e imprevedibili circostanze, e mettere un freno al cambiamento, quando invece sarebbe molto più sano abbracciarlo e trarre da esso ogni possibile slancio vitale, madonna che sbrodolata, vabbé insomma stavo dicendo, prima di questa infinita parentesi, che mi sono infine deciso), e ho comprato una nuova bici.
ho optato per una gravel bike, manubrio da corsa e ruote da sterrato. ultimamente ne ho viste parecchie in giro e mi sono lasciato affascinare dalla sua forma seducente e dalla sua versatilità, una promessa di velocità e avventura insieme, che mi ha intrigato e mi ha fatto venire voglia di provarla. il mio modello ha un nome da cattivo dei fumetti (il temibile "gravelator"), che mi fa sempre ridere.
di sicuro è un tipo di bici molto diverso da quella che avevo prima, non solo esteticamente: mi sono dovuto adattare ad una nuova posizione in sella e ad un nuovo modo di cambiare le marce, e all'inizio forse è stato un po' spiazzante, ma mi ci è voluto davvero poco per abituarmi. però mi piaceva l'idea di un'esperienza così diversa: quando si cambia, ho pensato, tanto vale farlo come si deve.
un ruolo di primo piano nella mia decisione, non solo di provare una gravel, ma proprio di cambiare la bici, è stato ricoperto dal mio fratello turco m, che dopo avermi visto arrancare nel corso di un paio di scampagnate che abbiamo fatto insieme ha preso decisamente a cuore la mia situazione. più che una strenua opera di convincimento mi ha colpito il suo non riuscire proprio a capacitarsi di come io potessi faticare inutilmente su un simile ferrovecchio, instabile e inefficiente, sprecando energie e perdendomi così gran parte del piacere della pedalata. non è stato l'unico a farmi notare la contraddizione fra il lavorare in un negozio di bici (e avere a disposizione un sostanzioso sconto dipendenti) e non avere una bici degna di questo nome, ma è stato quello che più di tutti si è offerto di aiutarmi, cercando in tutti i modi possibili di facilitarmi la decisione. gliene sono davvero grato, il suo contributo è stato determinante per scalfire la mia ottusa testardaggine.
che dire, sono contento di avergli dato retta: con la nuova bici mi ci trovo bene, e mi diverto a guidarla. è meravigliosamente leggera, avere un numero così alto di marce mi permette di non dovermi preoccupare del quotidiano combattimento con le strade della mia città, le colline, i saliscendi, le maledette salite a tradimento, e laddove prima arrancavo sull'asfalto (e scendevo regolarmente dalla bici) ora viaggio con la sciolta disinvoltura di una maglia a pois sull'alpe d'huez. e poi è incredibilmente silenziosa, ed è un enorme sollievo non sentire in sottofondo quel perenne rumore di ferraglia che accompagnava ogni mia pedalata, quello che sul pavé diventava simile al rumore di un tram milanese in curva, il metallo che sbatte, stride, ticchetta e scatarra e tossisce, e ti fa pregare gli dei delle due ruote che resti tutto saldato assieme, senza sfaldarsi, fino alla fine del viaggio.
devo ammetterlo, il mio povero vecchio catorcio effettivamente non ce la faceva più, annaspava sull'asfalto, ed io con lui, e dopo ventotto anni di onorato servizio è giunta l'ora di separarci. non è ancora ora della pensione però, lo donerò ad una associazione che rimette a posto le vecchie biciclette per mandarle nell'ucraina flagellata dalla guerra (si lo so, con tutti i problemi che hanno, pure la mia bici scassata? astenetevi dalle facili battute).
caro ammasso di ferraglia ti porterò nel cuore, grazie per ogni chilometro, per avermi ispirato un cortometraggio, per essere sempre riuscito a calmare il mio animo in subbuglio, per avermi portato sempre sano e salvo a destinazione, e per non avermi piantato in asso quella volta che abbiamo fatto la follia e ce ne siamo andati sotto il sole bollente fino in lussemburgo.
c'è un capitolo che si chiude, e una pagina nuova, tutta bianca, da riempire. f
csxqp: chip taylor - "broken down bicycles"
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