ho sempre amato leggere fuori casa. non so bene perché ma che sia su un treno, al tavolino di un caffè o sui gradini di una chiesa, tenere fra le mani un libro all'aperto mi dà una soddisfazione particolare, come se il mondo reale, scorrendo dietro le pagine, rendesse più intenso quello immaginario, che scorre dentro di esse.
da qualche tempo a questa parte leggo molto anche al lavoro, in pausa pranzo e in generale tutte le volte che un momento particolarmente tranquillo me lo consente (non capita spesso, ma capita): nello zaino che mi porto dietro con il pranzo c'è sempre un libro, preferibilmente di formato piccolo e maneggevole, da tirare fuori tutte le volte in cui non ho niente da fare.
ultimamente ho notato, lungo il mio percorso in bici verso il magazzino, una panchina davanti ad una casa. non è del comune, immagino che i proprietari l'abbiano lasciata lì, davanti al loro giardino, in un ammirevole tentativo di contribuire all'arredo urbano, o magari come generoso gesto di accoglienza nei confronti del viandante stanco, o forse ancora, più probabilmente, perché gli avanzava e non sapevano dove diavolo metterla. di fronte scorre una strada poco trafficata, c'è una fermata dell'autobus sempre deserta, poco più in là campi e prati verdi e lontano, ancora oltre, colline irte di alberi da cui si sbracciano, salutandomi con entusiasmo, innumerevoli pale eoliche. un terzo della panchina è occupato da un voluminoso cespuglio di lavanda, che si protende dal giardino, e un gran numero di calabroni, sibilanti e ben pasciuti, vi si posa senza sosta. due cani, sempre gli stessi, accompagnati dai loro padroni, passano sempre di lì, diretti alla loro pisciata mattutina, mi salutano, e sembrano contenti di vedermi.
insomma, la tentazione è stata irresistibile: ho chiesto cortesemente permesso ai calabroni e da un po’ di tempo ho iniziato a sedermici ogni mattina e a trascorrere così un quarto d'ora tranquillo immerso nella lettura, prima di iniziare la lunga giornata lavorativa.
la mia bici al mio fianco, il silenzio del mattino, il primo sole che bagna di arancione le case e le cose, l'orizzonte aperto dei campi, e un libro fra le mani: il lusso insomma, nella sua forma più sfrenata. f
clxqp: gabriel garcìa marquez - "ci vediamo in agosto"

0 Commenti:
Posta un commento
Iscriviti a Commenti sul post [Atom]
<< Home page