tabacchi fc, ovvero tabacchi football club, ovvero tabacchi fancazzisti, ovvero un blog creato da quelli che si ritrovano la sera a giocare a calcetto nel parco tabacchi, quello spicchio di verde fra via tabacchi (appunto) e via giambologna, a Milano. Ovvero un contenitore per metterci tutto quello che ci passa per la testa...

domenica, settembre 27, 2026

 


il mio esordio nel tennistavolo agonistico è stato, beh, diciamolo pure, un vero disastro.
è la prima partita in casa del campionato e ospitiamo la squadra della polizia: uno potrebbe verosimilmente aspettarsi quattro nerboruti energumeni con capelli a spazzola, collo taurino e grilletto facile, invece a sorpresa arrivano una ragazza, due signore un po' in là con gli anni e un tizio con gli occhiali, alto e stempiato. la cosa mi rassicura un po', ma soltanto finché non li vedo fare due scambi di riscaldamento: questi sparano eccome, la ragazza gioca davvero bene, in modo veloce e preciso, una delle signore è molto solida e sfoggia parecchi colpi di qualità, mentre l'altra taglia qualunque palla veda arrivare, compensando la sua scarsa velocità con effetti insidiosi e difficili da ribattere. santo cielo, penso subito, gli effetti: ci siamo allenati così tanto con i topspin secchi e puliti che ora non so se sono in grado di affrontare qualcuno che basa il proprio gioco sui colpi di taglio. un compagno di squadra nota la mia perplessità, mi conferma che si, quella lì è pericolosa, ci ha giocato contro anche lui negli anni passati, e mi raccomanda solo una cosa: se ti capita, non farti prendere per il culo. ci proverò, gli rispondo, ma non ne sono troppo convinto.
qualche palleggio di riscaldamento anche per noi, ed è già ora delle formalità pre partita, fatte di saluti e presentazioni. è molto emozionante essere lì, e di questo momento così solenne mi ricordo due cose: il capitano della squadra che fa una fatica dannata a presentarmi pronunciando correttamente il mio cognome, e io che grido comicamente fuori tempo il nostro urlo di squadra (alemannia… olè! questa cosa dell'urlo di squadra devo dire che mi piace molto, mi riporta indietro di più di trent'anni, quando giocavo a basket e prima delle partite questo stesso rito era una scarica di intensità ricolma di motivazione, appartenenza e spirito di gruppo).
non sono l'unico novellino stasera: insieme a me debutta in squadra anche un simpatico ragazzo cinese, pure lui proveniente dal gruppo degli hobbysti cazzeggiatori, e pure lui inopinatamente promosso per questa stagione a giocatore della settima squadra (la nostra società ha ben sette squadre iscritte negli innumerevoli campionati esistenti, il sistema tedesco è incredibilmente ramificato e mai avrei sospettato ci potessero essere così tante categorie. è del resto uno sport che qui è molto popolare, basti pensare che non esiste un parco senza almeno qualche tavolo in cemento. comunque, la prima squadra è la più forte che abbiamo, la settima, dove gioco io, va da se, è la più scarsa). questo ragazzo cinese non solo è simpatico, ma è anche dotato di una grande pazienza, perché visto che non parla il tedesco gli tocca sorbirsi il mio inglese talmente pieno di ragnatele da essere diventato via via sempre più tremendo, nella pronuncia e nell'incespicamento costante, imbastardito da un tedesco che proprio non ne vuole sapere di non venir fuori: niente da fare, nella mia testa non c'è così tanto spazio, due lingue non ci entrano tutte insieme.
è giunta l'ora di buttarci nella mischia: è pure lui molto emozionato: good luck, caro compagno di squadra, ne avremo bisogno, sopratutto perché, lo scopriamo ora, iniziamo davvero insieme la nostra promettente carriera: la prima partita in cartellone è proprio un doppio e io e il ragazzo cinese, che pure abbiamo giocato contro così tante volte, non ne abbiamo mai giocato uno insieme, dallo stesso lato del tavolo. i risultati di tanto allenamento in effetti si vedono: ci impegniamo al massimo, ci proviamo in tutti i modi, cerchiamo di darci la carica, ma niente da fare, i nostri avversari sanno il fatto loro, si intendono a meraviglia e non ci lasciano scampo: perdiamo tre partite a zero, raccogliendo in tutto la miseria di 13 punti.
vabbe' dai, non disperiamo, sarà stata l'emozione (sempre lei, quella maledetta), ci rifaremo sicuramente nelle prossime partite. del resto non c'è tempo di digerire la sconfitta, è già l'ora di giocare il primo singolare. scopro con orrore che sarà un battesimo di fuoco perché mi tocca affrontare un osso durissimo: la temibile signora tagliatutto.
la signora tagliatutto è un'autentica carogna, imprime ad ogni palla effetti e rotazioni come un'indemoniata, ma non mi scoraggio, provo a giocare concentrato ma non ottengo risultati, provo a giocare d'istinto ma ne ottengo ancora meno, provo a giocare in tutti i modi ma non riesco a giocare come vorrei, la partita finisce abbastanza velocemente e, per me, indecorosamente: di nuovo sconfitta secca per tre partite a zero. stavolta porto a casa complessivamente ben 10 punti, nemmeno la soddisfazione di un trend positivo. non dico che alla fine mi abbia preso per il culo, quello no, ma mi ha sicuramente dato una bella lezione.
il mio secondo singolare è contro lo stempiato. devo salvare l'onore e dare il tutto per tutto, venderò cara la pelle. stavolta le cose cominciano a girare, gioco con più coraggio, con la grinta di chi non ha davvero niente da perdere, e finalmente comincio a mettere a segno qualche colpo vincente, le mie battute lo mettono in difficoltà, sono in palla, dritti e rovesci entrano in campo con continuità, il mio avversario di certo non si aspettava tanta tenacia, porto a casa un paio di scambi davvero spettacolari e rocamboleschi e… e niente, incasso, manco a dirlo, la terza sconfitta della serata per tre partite a zero.
per fortuna che i miei compagni di squadra esperti sono stati davvero bravi e le hanno vinte tutte, perché fra me e il cinese il contributo alla causa è stato davvero scarso: l'incontro si chiude cinque pari, rimediamo comunque un prezioso punto per la classifica (in un campionato in cui peraltro, essendo il più basso possibile, non ci sono retrocessioni), salutiamo gli sbirri e prima di sbaraccare, chiudere i tavoli e riporre i segnapunti ci facciamo quattro chiacchiere post partita bevendoci una birra (qui nessuno si muove senza un frigo portatile carico di bottiglie). la cosa bella è che non c'è nessuna pressione: l'unica cosa che conta è che ci siamo divertiti a giocare, mi dice uno dei i miei compagni; tranquillo, io ci ho messo due anni a vincere la mia prima partita mi rincuora un altro; in effetti ora possiamo solo migliorare, ci diciamo ridendo io e il ragazzo cinese.
si, è proprio così, il mio esordio nel tennistavolo agonistico è stato un vero disastro, ma se l'obiettivo era quello di divertirsi direi che è stato ampiamente raggiunto, ed è davvero l'unica cosa che conta. non vedo l'ora, se mai sarò convocato ancora, di giocare la prossima partita! f

csxqp: the clash - "police on my back"

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