"die deutsche Odyssee: hin und zurück"
Hin: atterriamo a Francoforte, mezz'ora di ritardo, ma abbiamo controllato online, dovremmo farcela, un po’ di corsa, e con altrettanta fortuna, potremmo essere ad Heidelberg in poco più d'ora. Per entrambi è la prima volta. Per non rischiare di comprare il biglietto per un treno che non siamo sicuri di prendere, decidiamo di aspettare di essere in stazione. A passo spedito seguiamo le indicazioni, destra, sempre dritto, scendi le scale, sinistra, sempre dritto, e così a tentoni, con lo sguardo rivolto sempre verso l'alto, cercando l'immagine del treno, ma quella giusta, perché ci sono più terminali. Siamo infine alle macchinette, scelgo italiano, partenza da qui, flughafen, arrivo lì, Hbf, 31 euro... pensavo meno per una tratta così breve, ma tanto poi mi rimborserà tutto l'azienda, quindi niente pensieri, si striscia e via. Ma ho un dubbio, vedo scritto "prezzo normale" "valido solo per nehverkehrs" "regionale". Ho un dubbio, ma abbiamo poco meno di dieci minuti prima che arrivi il nostro, che però è in ritardo di venti, così, mi lancio con il mio tedesco arrugginito allo sportello, dove ovviamente c'è un cartello che dice "non vendiamo biglietti". Fantastico, io necessito solo di un'informazione, sapere se il biglietto va bene per l'IC che ho pensato di prendere. Non ho risposte, né affermative né negative, mi viene stampato un foglio di viaggio, in italiano, dove mi si consigliano altri treni / bus / spostamenti, che mi farebbero impiegare tre ore rispetto all'una preventivata. Qualcosa non va, ma fa niente, mi arrangerò, non ho timori, me la sono sempre cavata, in contesti ben peggiori. Ritrovo la mia collega, che naturalmente è all'oscuro di tutto, ed ha pensato bene di comprarsi due bretzel. Leggo sul monitor il binario e scendiamo al livello della banchina. Fortuna vuole che l'IC che doveva essere già passato fosse anche lui in ritardo, sul cartellone leggo il nome della fermata intermedia che ci serve, saltiamo sopra, anche se il biglietto probabilmente non è quello giusto. Stiamo in piedi in quell'anfratto che collega un vagone con l'altro, io sono imbarazzato, di solito non faccio queste zingarate, ma è un'opportunità per portarsi avanti. Passa il controllore e ci dice di sederci, che ci sono posti. Faccio cenno a Deb di mettersi da qualche parte e sistemare la valigia, e così faccio anch'io. Vivo mezz'ora nel terrore che ci scoprano, è solo una fermata, ma di fatto non siamo in regola. Nel frattempo attivo il roaming e controllo la coincidenza, anche quella in ritardo, ma ci sono almeno tre treni che transitano in direzione della nostra destinazione. Scendiamo come schegge a Mannheim, il regionale che avevo in programma di prendere è sparito dai cartelloni, cancellato. Vabbè, aspetteremo un'altra ventina di minuti per quello dopo, che non mi è del tutto chiaro cosa sia, non essendo né RE né IC né altre sigle note, ma un qualcosa che ricorda molto il nostro passante ferroviario che attraversa Milano. Tira un vento gelido, sono da poco passate le ventuno, orario che a memoria mi farebbe dire che tutti dovrebbero già essere a casa sotto le coperte, invece è pieno di gente, biciclette, giovani, anziani, ubriachi, un assortimento ampio e variegato della società tedesca che pensavo si fosse già ritirata. Aspettiamo, dando la schiena all'aria, con la testa bassa. La mia collega mi confessa che se non ci fossi stato sarebbe scappata e si sarebbe presa un Uber, ma visto che ci siamo tanto vale rimanere. Io un poco mi diverto, sapevo che avrebbe fatto freddo, sono ben coperto, ho maglione e pile, antivento e cappellino di lana merinos. Intorno a me ho la più ampia gamma possibile di combinazione di indumenti. Tanti con la maglietta e basta, diversi con la felpa / maglioncino, pochissimi con il piumino, presumo stranieri in trasferta, come noi. Seppure anche lui in ritardo arriva l'S9, che io idealmente chiamo suburbano 9, saliamo, ci sediamo, e mentre due biciclette mi vengono praticamente parcheggiate sulle gambe, finalmente partiamo, destinazione Heidelberg! E invece no, neanche il tempo di finire il pensiero e siamo di nuovo fermi. Dovrebbe essere un viaggio di diciannove minuti, ma per ventidue stiamo fermi in attesa di poter entrare alla prossima stazione, Arena. Adesso lo so bene, stranamente mi è rimasto in testa, ma Mannheim oltre a Hbf ha altre tre fermate cittadine prima di arrivare alla mitica / inarrivabile / favolosa Heidelberg, e la prima riguarda lo stadio. Ripartiamo, non ci sono più intoppi, dritti fino a destinazione. Scendiamo e l'idea di prendere il tram mi sembra eccessiva. Meglio una camminata di un quarto d'ora che un'altra attesa, anche perché incomincia ad essere tardi e non abbiamo ancora mangiato (e cmq io alla fine non mangerò). Verso le ventitré sono a letto, domani si comincia, si lavora, si iniziano i test, sarà una settimana da incubo, come se il percorso fosse stato da meno.
Zurüch: viste le premesse, i consigli ricevuti e le informazioni raccolte delle esperienze altrui, questa volta preferisco prenotare la tratta direttamente sul sito delle ferrovie tedesche. Li ho una visuale completa di cosa mi posso o meno aspettare, e soprattutto la certezza di essere in regola. Si opta per un regionale e un IC, prezzo 39,40 euro. Questo mi conferma che il biglietto dell'andata non era corretto e che abbiamo preso treni a caso purché fossero funzionali alla nostra destinazione. Anche per il ritorno sarà così, ma niente spoiler. Il biglietto riporta treni che non prenderemo, perché sono state scelte opzioni con un'ora di anticipo rispetto al nostro programma. Questo sulla base della convinzione acquisita che non sia tanto importante l'orario quanto la tipologia / tariffa. A questo giro la comitiva si è allargata, siamo in tre, abbiamo anche la collega svedese, non un fulmine, ne per agilità ne per prontezza di spirito. A fatica arriviamo in stazione in orario. A furia di aspettare due minuti di qua, altri due di la, e poi chiudi il computer, prendi il bagaglio, il semaforo sempre rosso, si rischiava anche di fare tardi. Ci siamo, non si capisce quale binario sia il nostro, perché di fatto il convoglio che aspettiamo è ovviamente in ritardo, grande ritardo, ahimè, ma visto che ormai questa è la prassi siamo sicuri di trovarne qualche altro che ritardando potrebbe arrivare, e così è. Ha solo nove minuti di ritardo, sul momento non ricordo perché non c'era stata data come opzione, ma poco male, saliamo. All'apparenza non fa neanche fermate, perché sul monitor è riportata solo Mannheim, sono quasi entusiasta. Si chiudono le porte, è tutto pronto ma non parte, sta fermo cinque minuti, e poi ancora cinque, inizio a spazientirmi, e preoccuparmi perché la nostra coincidenza prevede solo dieci minuti per il cambio. Intanto controllo a che punto è l'IC che dovremo prendere dopo. Per fortuna anche lui è in ritardo, otto minuti, un po' di ossigeno. Partiamo ma quasi subito siamo fermi in una stazione. Sono sorpreso, pensavo fosse diretto invece è ancora uno di quegli stramaledetti convogli che fanno tutte le fermate. Non ce la faremo mai, anche perché invece quell'altro dannatissimo IC sta recuperando il ritardo. Se perdiamo la coincidenza dovremo aspettare un'ora, cosa che per noi non è un problema grosso, ci obbligherà a spicciarci, ma niente di trascendentale, mentre la collega svedese è spacciata, perderà sicuro l'aereo. La situazione è questa, arriveremo alle 13.30 e l'IC partirà alle 13.30. Mi candido, essendo l'unico con lo zaino, a correre dal binario 2 al 4 e tenere le porte aperte, temporeggiare finché possibile. Sono davanti alle porte pronto a scattare, schiaccio il bottone verde e corro, quasi ruzzolo giù per le scale, mi rendo conto che mi devo dare una calmata, va bene la fretta ma non rompersi l'osso del collo. Faccio giù e su, il treno è ancora li, i passeggeri sono ancora in fila in attesa, sono tranquillo, attendo le colleghe e saliamo. Ci sediamo, passa subito il controllore, i biglietti sono corretti questa volta nessun problema, ci scannerizza il qr code e va avanti. Vorrei dirvi che all'aeroporto siamo arrivati in orario ma la mia coscienza me lo impedisce. Salendo le scale mobili guardandoci diciamo che ci lamentiamo tanto delle nostre ferrovie ma quelle tedesche sono veramente fuori da ogni logica: ritardi costanti, linee soppresse improvvisamente, carrozze sporche e costi dei biglietti esorbitanti. Vuoi vedere che qui anche il nostro ministro dei trasporti farebbe una bella figura?!?!
Detto questo a fine novembre saremo ancora qui. Si è insinuato in noi il dubbio che forse l'auto possa essere un'alternativa, se non la scelta preferibile. Io non ne sono convinto del tutto, opterei per una via di mezzo, che ci faccia raggiungere i colleghi a Basilea e poi ci permetta di arrivare tutti insieme in pullman. C'è ancora tempo per decidere, per convincerci reciprocamente quale mezzo sia il migliore, il meno stancante, più sicuro e rapido. Forse l'aereo resta l'opzione migliore, ma vedremo come sarà metabolizzato questo primo viaggio. Das is alles. Auf wiedersehen. y
csxqp: queens of the stone age - “go with the flow”


0 Commenti:
Posta un commento
Iscriviti a Commenti sul post [Atom]
<< Home page