Questo è, e questo leggerete: un post scritto vagabondando in una città che non riconosco. Un giro di pedale, una sosta, un appunto. Un semaforo rosso, un piede a terra, un altro appunto. Un incrocio, una riflessione da non perdere, un altro pensiero da annotare. Uno sguardo fugace, indignazione, una foto a testimoniare il momento. E così via, per tutta la mattina, con l'impellenza di mettere nero su bianco quello che vedo e provo, quello che mi fa arrabbiare, mi sconforta e non riesco ad accettare, nell'esatto istante in cui lo vivo, in sella alla mia bicicletta.
Ma cosa vedo? Verde deturpato, un senso generale di sporcizia, incuria, inciviltà e maleducazione che non mi appartiene. Monopattini e bike sharing vandalizzati e abbandonati senza criterio. Escrementi e chiazze di piscio ovunque. Persone che urlano al telefono, gettano la spazzatura per terra, o bivaccano sedute sui gradini dei negozi. Gli scheletri delle biciclette depredate aggrappati ai lampioni. L'assedio insistente di chi chiede l'elemosina. I sacchetti della pattumiera domestica lasciati per strada.
E poi? Traffico caotico e lavori costantemente in corso. L'isteria e l'insofferenza di chi circola in moto e auto. I raider che sfrecciano incuranti sui marciapiedi. L'inarrestabile cementificazione che amplifica l'impatto del cambiamento climatico. Il verde si è estinto, estirpato dalla fame di terreno per nuovi alberghi, palazzi, parcheggi, supermercati, metropolitane. Non si costruiscono più giardini, e quelli esistenti sono abbandonati all’incuria e al vandalismo. Non sono più vissuti se non da disperati, senzatetto, bande di ragazzi o spacciatori. Stiamo vivendo il nuovo fenomeno dei gruppi di giovani annoiati e violenti, in tuta e ciabatte, marsupio e cappellino fake di Gucci, che stazionano nei parchi e nei parcheggi dei supermercati. Arenati lì, fumano, bevono, mangiano, ti scrutano, scherzano, ti chiedono soldi o sigarette, e se non gli vai bene ti insultano, o sputano, come segno di disprezzo. Sono arrivato al punto che se li incontro cambio strada, evito, ma non è normale.
L’anno prossimo ci saranno le elezioni per il nuovo sindaco. Ringrazio e rendo merito a quello attuale per le molte, brevi e intricate, piste ciclabili realizzate. Nonostante le tante polemiche, le complessità realizzative, i vincoli e la burocrazia, ha fatto il primo passo. Non tutte sono uscite bene, e spesso sono tortuose e di difficile comprensione, come i disegni di Escher, ma almeno ha posto la questione e l’ha portata avanti, passando dalle parole ai fatti. A parte questo piccolo segnale di speranza il nuovo primo cittadino avrà molto da fare per dare una sferzata al lassismo e disordine che pervade questa metropoli. Io intanto piango una città che non c’è più, e che temo non riavrò, vista anche la crescente mancanza di senso civico e la pressoché totale inciviltà di chi ci vive o ci viene per diletto. Forse è ora di cambiare aria, forse il non voler comprare casa è sempre stato nel mio subconscio legato alla fatidica domanda: voglio invecchiare qui, fra questi palazzi, il degrado, l’inquinamento, la cafoneria e l’assenza di verde? Forse no, forse sono ancora qui solo per gli affetti che conservo, quel piccolo nucleo di amici che mi tengono stretto, e mi fanno andare bene tutto, pure questo schifo che vedo intorno a me. y
csxqp: franco battiato - "povera patria"
p.s. la foto che più mi deprime è quella con i due tavoli da ping-pong, recente conquista di ogni quartiere, con la rete divelta, la superficie danneggiata, imbrattati e usati come piano da appoggio per bere e mangiare, assediati da due sedili posteriori di una macchina, e dalla sporcizia, con cibo e lattine gettate a terra, anziché nel cestino li vicino, che pure hanno portato li, tanto per racchiudere in pochi metri il degrado emblema della città che siamo diventati.


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